di Giovanni Cardarello
Non è solo nebbia: è un cocktail tossico che sta asfissiando le principali città dell’Umbria. Parliamo della crisi delle polveri sottili, le famigerate Pm10. Una crisi che è esplosa in questi giorni trasformando l’aria che respiriamo in un ‘veleno invisibile’ che aggredisce in modo diretto la salute di migliaia di cittadini che vivono in Umbria.
I dati da giorni sono negativi e anche quelli di mercoledì 10 dicembre, pubblicati sul sito ufficiale di Arpa Umbria nella mattinata di giovedì 11, non lasciano spazio a interpretazioni. La regione Umbria è in emergenza. Un dato certifica in modo plastico lo stato delle cose. La soglia critica di 50 microgrammi di Pm10 per metro cubo di aria (μg/m3), stabilita per proteggere la salute pubblica, è stata superata in tante zone dell’Umbria e con margini allarmanti. In particolare nelle valli dove l’aria stagna per via dell’alta pressione e dell’inversione termica
I picchi di concentrazione: i numeri esatti dell’allarme
L’analisi dei rilevamenti delle centraline di Arpa Umbria è impietosa. Ed è una analisi che certifica un rischio sanitario elevato in tutta la fascia di popolazione che vive dal nord al sud dell’Umbria. Vediamo nel dettaglio i numeri dell’allarme.
Foligno si trova in testa in questa ‘speciale’ classifica con un picco di 96 microgrammi – il dato è relativo a mercoledì 10 dicembre – per metro cubo registrato presso la centralina di Porta Romana. Martedì era 73. L’allarme si estende a nord della regione, con il capoluogo dell’Umbria intrappolato nella morsa dello smog. A Perugia si registrano i 68 microgrammi per metro cubo di Fontivegge e i 52 di Parco Cortonese. La situazione non è migliore nel sud dell’Umbria. A Terni le centraline principali, ovvero borgo Rivo e Le Grazie oscillano tra i 69 e i 59 microgrammi per metro cubo mentre il dato del rilevatore di Carrara non è disponibile. Dati alti, ma per fortuna sotto la soglia di legge, per Perugia-Ponte San Giovanni, Spoleto-Piazza della Vittoria e Magione. Sforamenti anche nelle centraline delle aree industriali, in particolare a Spoleto-Madonna di Lugo, Terni-Prisciano e Terni-Maratta.
L’allarme di Arpa Umbria
Di fronte a questa emergenza, la domanda sorge spontanea e una: quali soluzioni sono previste? A partire da un concetto sostanziale, l’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, il nodo umbro di Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’aAmbiente, prevede che, in assenza di cambiamenti meteorologici, il superamento del limite andrà avanti per diversi giorni. Di fatto una situazione di preallerta che impegna, obbliga, le amministrazioni comunali a scelte drastiche.
Sui principali quotidiani umbri, riferendosi ai dati di martedì 9 dicembre, si parla di blocchi del traffico e targhe alterne. Misure che con la conferma dei numeri di mercoledì 10 dicembre si rendono praticamente obbligatorie. Ma sono misure che spesso arrivano troppo tardi e che si rivelano poco più che palliativi in un contesto dove l’inquinamento da riscaldamento e la mancanza di una pianificazione strutturale fanno il grosso dei danni. Uno scenario di crisi che non è però un caso isolato, ma la conseguenza diretta e immediata di una gestione che ha ignorato per decenni l’impatto sull’aria che respiriamo del traffico, della presenza di veicoli obsoleti e di sistemi di riscaldamento inefficienti.
Rischi per la salute e raccomandazioni
Da registrare, infine, i rischi per la salute e le raccomandazioni di Arpa. L’esposizione continua a queste concentrazioni di Pm10, infatti, non è una semplice seccatura da gestire ma una minaccia diretta alla salute. Basti pensare, si legge su ‘Il Messaggero Umbria‘, «al costante aumento di infiammazioni respiratorie, delle crisi asmatiche e soprattutto del rischio aggravamento per chi è affetto da patologie cardiache e polmonari croniche». A tal proposito Arpa Umbria ribadisce «l’importanza di adottare comportamenti responsabili per mitigare il disagio e le emissioni, tra cui: usare di meno e meglio l’automobile, prediligere mezzi meno inquinanti e far controllare periodicamente il motore». Ma la sostanza resta intonsa. Se non verranno prese misure immediate, coraggiose e strutturali, che vadano oltre il mero divieto temporaneo, i cittadini che vivono continueranno a pagare il prezzo di una gestione negligente su un tema decisivo per la salute.






