La procura della Repubblica di Spoleto ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità mediche nella vicenda che ha portato alla morte di Sabjan Ballici, operaio elettricista di 24 anni di origine albanese, deceduto il 20 febbraio scorso all’ospedale di Foligno a causa di un adenocarcinoma gastrico diagnosticato in fase avanzata.
La notizia è stata riportata in prima battuta da Massimo Solani in un servizio della TGR Umbria e da Francesca Marruco per Il Corriere dell’Umbria. La famiglia del giovane, assistita dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, ha presentato una denuncia-querela chiedendo che vengano accertate eventuali omissioni o errori nel percorso diagnostico seguito dal ragazzo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.

Secondo quanto ricostruito negli atti depositati in procura, Sabjan Ballici aveva iniziato ad accusare problemi di salute già nell’estate del 2025. Come riportato da Il Corriere dell’Umbria, comparvero una tosse persistente con tracce di sangue nell’espettorato e successivamente episodi di febbre alta. Nel corso dei mesi il giovane si sottopose a diversi accertamenti, tra cui radiografie del torace, una fibrorinoscopia, una spirometria e un’ecografia per una tumefazione inguinale, senza che emergessero elementi tali da portare alla diagnosi della patologia tumorale.
Il primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia risale al 27 dicembre 2025. Secondo quanto denunciato dai familiari e riferito sia dalla TGR Umbria che da Il Corriere dell’Umbria, quel giorno il giovane si presentò in ospedale dopo aver effettuato una Tac al torace in una struttura privata che aveva evidenziato un ingrossamento dei linfonodi. Gli venne attribuito un codice non urgente e, dopo circa sei ore di attesa senza essere visitato, decise di lasciare il pronto soccorso.
Il secondo accesso avvenne il 19 gennaio. Come riferito dalla TGR Umbria, Ballici si presentò con un’impegnativa del medico di famiglia che raccomandava il ricovero per bronchiolite. Anche in quell’occasione, tuttavia, venne dimesso dopo una consulenza pneumologica e indirizzato a ulteriori accertamenti. Il Corriere dell’Umbria aggiunge che durante il successivo esame broncoscopico del 27 gennaio, un medico avrebbe attribuito i sintomi del giovane all’uso di sostanze stupefacenti. Nella denuncia la famiglia contesta questa ricostruzione e nega categoricamente qualsiasi consumo di droga.
Il terzo accesso al pronto soccorso di Perugia avvenne il 29 gennaio, quando le condizioni del 24enne erano ulteriormente peggiorate. Dopo una notte trascorsa in osservazione, il ragazzo fu nuovamente dimesso con indicazione di rivolgersi al medico curante. Di fronte al progressivo aggravamento del quadro clinico, la famiglia decise quindi di accompagnarlo all’ospedale di Foligno. Qui, il 6 febbraio, venne immediatamente ricoverato e sottoposto agli accertamenti che portarono alla diagnosi di adenocarcinoma gastrico. Secondo quanto ricostruito, il giovane morì due settimane più tardi per una crisi respiratoria acuta.
Alla base della denuncia presentata dai legali vi è una consulenza medico-legale di parte secondo cui la diagnosi avrebbe potuto essere formulata molto prima. Nel documento si sostiene che la mancata individuazione tempestiva della malattia abbia «impedito di fatto qualsiasi trattamento chemioterapico». Il consulente precisa inoltre che, pur non essendo possibile affermare con certezza che una diagnosi precoce avrebbe salvato la vita del giovane, essa avrebbe potuto «almeno rallentare l’evoluzione della patologia», «allungare la vita del paziente quantomeno di mesi» e «ridurre le sue sofferenze».
Come riportato da Francesca Marruco, il fascicolo è stato assegnato al pubblico ministero Alessandro Tana e, allo stato attuale, non risultano persone indagate. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se vi siano state responsabilità nel percorso sanitario seguito da Sabjan Ballici e se una diagnosi anticipata avrebbe potuto modificare il decorso della malattia.






