
Nuovi elementi si aggiungono al dibattito sul futuro del complesso delle Mole di Narni, già al centro di un’interrogazione presentata nei giorni scorsi dalla minoranza in consiglio comunale, per chiedere chiarezza su gestione e contenzioso. A incidere sul quadro è ora anche una criticità di carattere ambientale: nell’area si è verificato un movimento franoso che ha interessato una porzione della sponda del fiume Nera, arrivando in prossimità del solarium. Una situazione che si inserisce in un contesto già segnato da incertezze, anche alla luce dei lavori non ancora completati sul condotto della centrale idroelettrica Enel di Montoro.
Parallelamente, resta aperta la questione della proprietà di alcune aree. A intervenire pubblicamente è stata la famiglia Caponi, che rivendica la titolarità dei terreni circostanti e ha ribadito il proprio punto di vista anche attraverso i social. Secondo quanto riferito, il corso d’acqua è bene pubblico, mentre le aree limitrofe sarebbero di proprietà privata, con una titolarità che risalirebbe ai marchesi Patrizi e, dal 1969, alla stessa famiglia. Sempre secondo quanto sostenuto dai Caponi, nel 2013 sarebbe stata realizzata una passerella funzionale alle attività di manutenzione fluviale, accessibile esclusivamente agli operatori autorizzati. L’utilizzo sarebbe regolato da un diritto valido fino al 2033, al termine del quale l’area tornerà nella piena disponibilità privata. Da qui la precisazione: la struttura non può essere aperta al pubblico per usi diversi da quelli tecnici.

Nel frattempo, proprio a causa della frana, che viene ricondotta alla fuoriuscita d’acqua dalla centrale Enel, l’intero sito risulta attualmente interdetto per motivi di sicurezza. L’area è stata transennata e lo resterà fino al completamento degli interventi di messa in sicurezza, per un investimento dichiarato di oltre 100 mila euro a carico dei privati. La famiglia Caponi conferma comunque l’intenzione di portare avanti un progetto di riqualificazione complessiva dell’area, con l’obiettivo di valorizzare il sito sotto il profilo ambientale e turistico, mantenendo, viene assicurato, l’accesso gratuito per i residenti di Narni, mentre eventuali costi riguarderebbero i servizi offerti ai visitatori.
Il sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli, interviene con una nota per «ristabilire una corretta ricostruzione dei fatti, fondata non su affermazioni generiche, ma sul contenuto degli atti formalmente sottoscritti. Ho esaminato – scrive – la documentazione in possesso del Comune e posso affermare con certezza che l’autorizzazione rilasciata il 4 dicembre 2013 da Alvaro Caponi non riguardava un accesso meramente occasionale o limitato a esigenze esclusivamente tecniche. Quell’atto si inseriva in un progetto più ampio di riqualificazione e valorizzazione dell’area, finalizzato alla realizzazione di un percorso con valenze turistiche, culturali, storiche e naturalistiche. L’intervento, dunque, non era concepito come opera destinata alla sola pulizia fluviale, ma come parte di un programma pubblico di valorizzazione del sito e del territorio circostante».

Il sindaco ha verificato che «in quello stesso atto il proprietario autorizzava espressamente il Comune ad accedere all’interno della proprietà e ne disciplinava anche l’attraversamento necessario per raggiungere l’area oggetto dell’intervento. L’autorizzazione, peraltro, non si limitava alla sola fase esecutiva delle opere, ma si estendeva alla manutenzione e all’utilizzo delle strutture realizzate per i successivi venti anni. Si tratta – afferma Lucarelli – di un contenuto che non ritengo conciliabile con la tesi secondo cui vi sarebbe stato soltanto un uso ristretto, precario o riservato ai soli addetti ai lavori. Ho rilevato inoltre che il medesimo documento poneva a carico del Comune di Narni l’eventuale costituzione di servitù o di altri diritti reali sulle aree interessate dall’intervento, e che la proprietà, rispetto alle opere realizzate dall’ente, si impegnava espressamente a non sollevare contestazioni né ad avanzare pretese. Anche sotto questo profilo gli atti restituiscono un quadro chiaro, che non coincide con la rappresentazione diffusa».
Per questa ragione, Lucarelli ritiene necessario affermare «con chiarezza che ogni valutazione pubblica sulla vicenda de Le Mole deve muovere dal contenuto effettivo dei documenti. Ed è proprio la lettura di quegli atti a dimostrare che l’accesso e l’attraversamento furono riconosciuti in funzione della realizzazione, della manutenzione e della fruizione di un’opera pubblica inserita in un programma di valorizzazione ambientale e turistico-culturale dell’area. Come sindaco, considero mio preciso dovere tutelare la verità dei fatti e richiamare tutti, su una questione così delicata, a un confronto serio, corretto e rispettoso degli atti ufficiali».
Il primo cittadino narnese vuole infine chiarire un punto: «L’azione dell’amministrazione comunale in questa vicenda è stata e resta orientata esclusivamente all’interesse della comunità e alla valorizzazione di un’area di straordinario pregio ambientale e naturalistico, che appartiene a tutti i cittadini di Narni. È per questo che abbiamo investito risorse pubbliche, promosso progetti europei e costruito nel tempo una rete di fruizione del territorio. Proprio alla luce di quanto emerge dagli atti, devo constatare che, allo stato, non sussistono i presupposti per avviare con i soggetti coinvolti ragionamenti condivisi di ulteriore qualificazione o valorizzazione dell’area. L’amministrazione – conclude Lorenzo Lucarelli – continuerà a perseguire gli obiettivi di tutela e promozione del territorio nelle forme e con gli strumenti che la legge le affida, nell’interesse esclusivo della collettività».
«In merito alle recenti dichiarazioni del sindaco del Comune di Narni, Lorenzo Lucarelli, la Società Agricola Le Mole ritiene necessario precisare alcuni elementi fondamentali per ristabilire la correttezza dei fatti. Le Mole non possono essere definite genericamente come ‘proprietà dei cittadini di Narni’, come affermato dal sindaco. Le Mole – scrive Francesco Bussotti Caponi – rappresentano una realtà agricola e produttiva ben precisa, con una storia documentata e una proprietà chiaramente identificabile. Dal 1969, Le Mole appartengono ad Alvaro Caponi, che ne ha garantito continuità, sviluppo e tutela nel tempo. Prima di allora, i terreni e le strutture erano di proprietà della famiglia dei Marchesi Patrizi, a testimonianza di una tradizione storica solida e riconosciuta. Da sempre, Le Mole sono lavoro, impresa e presidio del territorio. Sono il risultato dell’impegno costante di chi le ha custodite e fatte crescere nel corso dei decenni, contribuendo concretamente all’economia locale e alla valorizzazione dell’area. E’ necessario chiarire che l’atto a cui fa riferimento il sindaco non attribuisce al Comune la possibilità di modificare la destinazione d’uso della passerella fluviale. Qualsiasi utilizzo dell’opera deve essere necessariamente concordato con il proprietario, Alvaro Caponi. Prima ancora di stabilire chi possa utilizzare tale infrastruttura, è fondamentale verificare se essa sia utilizzabile in condizioni di sicurezza. Questo rappresenta, per la Società Agricola Le Mole, il punto prioritario».

«Il nostro obiettivo principale, in qualità di proprietari dell’area, è garantire la sicurezza di tutti i bagnanti che frequentano Le Mole. I fatti di Crans Montana dimostrano quanto sia indispensabile mantenere un’attenzione scrupolosa quando si tratta di luoghi pubblici e potenzialmente pericolosi. Attualmente, il sito è interessato da una frana rilevante, anche a causa dell’attività del vicino sifone gestito dalla società Enel, che sta mettendo a rischio non solo la nostra proprietà, ma anche la strada comunale. Proprio per questo abbiamo presentato un progetto alla Regione per intervenire con lavori di somma urgenza, finalizzati alla messa in sicurezza dell’area e alla tutela dell’incolumità degli utenti. Alla luce di ciò, riteniamo quantomeno scomposto l’atteggiamento del Comune, che dichiara nuovamente di non voler collaborare con noi proprietari. La nostra posizione è, al contrario, quella di una piena disponibilità al dialogo e alla collaborazione, non solo con il Comune di Narni ma con l’intera comunità narnese. Le Mole rappresentano un bene storico e un luogo del cuore per molti cittadini, e proprio per questo riteniamo che debbano essere valorizzate nel rispetto della sicurezza e della responsabilità».
Come proprietari, «riteniamo imprescindibile che qualsiasi utilizzo dell’area avvenga in condizioni controllate, con adeguate misure di prevenzione, vigilanza e assistenza, inclusa la presenza di personale qualificato come assistenti bagnanti. Il fiume è, per sua natura, un ambiente potenzialmente pericoloso, e accessi incontrollati o privi di supervisione possono esporre le persone a rischi gravi. Il nostro obiettivo è chiaro: rendere il sito accessibile e sicuro. E desideriamo farlo in collaborazione con le istituzioni. Riteniamo difficile comprendere la posizione odierna del Comune, siamo tornati alle posizioni assunte mesi fa dove difronte ad un progetto di rivalutazione e messa in sicurezza del bacino delle mole, rifiuta il confronto con un soggetto privato disposto a investire risorse e competenze nella sicurezza e nella valorizzazione di un luogo di sua proprietà così importante per tutta la comunità. Per questo motivo, rivolgiamo un invito aperto al Comune di Narni ad avviare un confronto serio, responsabile e costruttivo. È un cittadino, prima ancora che un proprietario, a chiederlo: collaborare nell’interesse della sicurezza, della tutela del territorio e del bene comune».
Narni: «Sulle Mole il Comune chiarisca il futuro, gestione e contenzioso»






