di Gianni Giardinieri
Nei giorni scorsi, precisamente nella giornata di giovedì 7 maggio e poi successivamente nella ‘maratona Ternana’ di venerdì 8, l’intermediario dell’imprenditore Fabio Splendori, interessato a partecipare all’asta per rilevare il ramo sportivo della Ternana, Massimo Sarandrea, aveva sostenuto senza tanti giri di parole che il problema più grosso fosse l’intransigenza di calciatori e dirigenti a ridiscutere i loro contratti, sottolineando in particolare che si riferiva a soggetti non facenti parte dello staff della stagione 2025/2026 ma ancora a libro paga delle Fere. Lato dirigenti, l’identikit conduceva all’ex direttore generale Giuseppe D’Aniello (ancora due anni e mezzo di contratto) e all’ex responsabile dell’area tecnica Diego Foresti (contrattualizzato fino al 30 giugno prossimo).
Contattato dalla nostra redazione, Giuseppe D’Aniello fornisce una ricostruzione dei fatti assai diversa: «Tre giorni fa – spiega – mi ha contattato Donato Di Campli (avvocato specializzato in gestione di stati di crisi di società calcistiche, ndR) chiedendomi informazioni sulla mia situazione ed io ho dato massima disponibilità a ridiscutere il mio contratto, per contribuire a salvare la Ternana. Poi più nulla. Non ho chiuso alcuna porta ma anzi sono stato io, successivamente, a sollecitare una soluzione, avendo letto che si cercava un accordo collettivo con i calciatori. Dirò di più: i miei avvocati – spiega ancora D’Aniello – circa quindici giorni fa e su mia sollecitazione, hanno chiamato la curatela fallimentare per avere un confronto ma gli è stato risposto di attendere la data della prima asta (13 maggio, ndR)». «Dalle precedenti gestioni successive a quella di Unicusano – conclude il dirigente – sono stato oggetto di due vertenze. Avrei potuto rimanere sulle mie posizioni e invece sono stato io a cercare la Ternana Per trovare una soluzione e aiutare la riduzione del debito, presente e soprattutto futuro».






