di Gianni Giardinieri
80 giorni: il tempo per fare il giro del mondo nel celebre romanzo di Jules Verne. Ma anche gli stessi giorni trascorsi dall’inizio del calvario Ternana. Era infatti il 13 aprile quando per le Fere si aprì il doloroso capitolo del fallimento: in quella data la famiglia Rizzo avviò la liquidazione volontaria, poi mutata in liquidazione giudiziale. Seguirono due aste fallimentari, alla ricerca disperata del salvatore della patria. Sulla scena anche personaggi improbabili della finanza ‘de noantri’.
Nulla, nessuno avanzò offerte e la Ternana 1925 fallì, con polemiche asprissime tra tutti i soggetti in qualche modo coinvolti. Da Stefano Bandecchi a tutti i precedenti proprietari delle Fere, dalla Regione Umbria alle società di ‘scopo’ come Stadium spa, concessionaria del ‘Liberati’. Nel frattempo covava sotto la cenere un progetto di ripartenza dalla serie D, portato avanti dal sindaco di Terni: fondere Orvietana calcio (militante in serie D) e Ternana Tip Futsal, società di calcio a 5. Obiettivo stringere i tempi e saltare una categoria, l’Eccellenza.
In questi giorni quel progetto ha trovato compimento, con tanto di firme dal notaio. Roberto Biagioli, presidente della squadra della città della Rupe, ha venduto tutto ad Unicusano, in un passaggio contestato da una parte della politica, tra interrogazioni parlamentari e raccolte di firme del collettivo Curva Est. Ultimo passaggio previsto è l’iscrizione in serie D, da completare entro il 10 luglio con il via libera definitivo del neo presidente della Figc, Giovanni Malagò. In mezzo a tutto questo le perquisizioni e la sensazione che la storia della Nuova Ternana 1925 sia ancora tutta da scrivere.






