I dubbi di un vigile del fuoco, rappresentante della Fp Cgil vigili del fuoco di Terni, sul ‘NUE’, il numero unico europeo di emergenza 112 che entrerà in vigore a giorni e che raccoglierà le richieste di intervento provenienti da Umbria e Marche. È Marco Malatesta ad evidenziare i potenziali rischi del nuovo sistema, avanzando delle proposte.
«Rischio intasamento»
«In questi giorni, in concomitanza con l’emergenza maltempo – afferma Malatesta – sono state centinaia le chiamate giunte al 115, sia di Terni che di Perugia, con decine di interventi realizzati e molti altri in attesa e procrastinati. Un superlavoro anche per i nostri operatori che, se immaginato nella prospettiva del numero unico 112 Umbria-Marche, fa temere alcune problematiche molto serie. A partire dal possibile intasamento del sistema di soccorso, possibilità non remota visto anche il ripetersi di eventi atmosferici così impegnativi dal punto di vista delle conseguenze».
«Perché non mantenere gli altri numeri attivi?»
Secondo il vigile del fuoco e sindacalista, «far convergere tutti i numeri di emergenza, 113, 115, 118, nel 112 ‘unico’, toglie ai cittadini la possibilità di scegliere e forse di attuare una prima scrematura degli interventi, visto che parliamo di persone che sanno, per la stragrande maggioranza, chi risponde a ciascuno di questi numeri. Viste anche le precedenti esperienze in altre regioni italiane – osserva Malatesta – e visto che l’UE non dice di eliminare gli altri numeri di soccorso, perché non lasciare quest’ultimi ancora attivi? Anche perché le centrali operative dei vari Corpi resteranno comuque operative, in attesa di ciò che verrà segnalato loro dagli operatori del Nue. In tal senso c’è una proposta di legge che prevede il mantenimento di 115, 113 e 118, con la possibilità, che si può immaginare ad esempio per un cittadino straniero che magari ha difficoltà ad orientarsi, di chiamare in ogni momento il 112. In altre zone d’Italia il passaggio al numero unico – conclude l’esponente della Fp Cgil VVF Terni – ha presentato criticità: prevenirle, in Umbria tanto quanto nelle Marche, crediamo sia un dovere».






