di Giovanni Cardarello
Un sabato di ordinaria follia che si trasforma in un incubo lungo una notte. Il comitato spontaneo ‘Vita da Pendolari in Umbria’ alza la voce dopo i disservizi registrati lo scorso 11 aprile sulla tratta Roma-Umbria, parlando di una situazione non più tollerabile che ha messo a rischio «la sicurezza e l’incolumità fisica e psicologica» degli utenti, ricalcando per gravità quanto già accaduto nel dicembre scorso.
Cronaca di un sabato ‘nero’
Quella che doveva essere una gestione programmata per interventi di manutenzione – riferisce il comitato – si è trasformata in un blocco totale del servizio. Secondo la ricostruzione dei pendolari, a Roma Termini centinaia di persone sono rimaste per ore senza informazioni né assistenza. L’unica alternativa? Un autobus previsto per le 23, partito in ritardo e del tutto insufficiente a coprire l’effettivo bisogno dei viaggiatori.
Ancora peggio è andata a Roma Tiburtina, dove la tensione è sfociata in momenti di scontro tra passeggeri esasperati e personale di servizio. «Pendolari diretti a Orte si sono visti negare il diritto di rientrare a casa perché la loro destinazione non era prevista sui mezzi sostitutivi – denunciano da ‘Vita da pendolari in Umbria’ -. Solo dopo le proteste e l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate paradossalmente dagli stessi autisti dei bus, è stata concessa una soluzione improvvisata dopo oltre un’ora di attesa».
L’accusa: «Chiesti nuovi biglietti a chi aveva l’abbonamento»
Tra i racconti raccolti dal comitato emergono dettagli pesanti: presso alcuni punti informativi, agli utenti sarebbe stato suggerito di acquistare un nuovo biglietto per poter salire sui bus, nonostante fossero già in possesso di un regolare abbonamento. Una gestione definita «fuori controllo» che ha colpito duramente anche il personale sanitario in servizio nel weekend, costretto a rientrare in Umbria solo a notte fonda, ben oltre l’una e mezza del mattino. Molti altri, per disperazione, sono stati costretti a dividere le spese di un taxi o a pernottare a Roma a proprie spese, non ricevendo alcun tipo di ristoro alimentare o sanitario durante le ore di attesa.
Dalle scuse alle sanzioni: la mobilitazione dei pendolari
Il comitato ‘Vita da Pendolari in Umbria’ non è più disposto ad accettare la cronica giustificazione dei lavori in corso come paravento per i disservizi. Per i portavoce del gruppo, quello che si è consumato l’11 aprile non è un incidente di percorso, ma «la prova del nove di un sistema strutturalmente inefficiente che finisce per calpestare i diritti di chi ogni giorno paga per un servizio che non riceve». «Siamo stanchi – aggiungono – di essere lasciati soli e trattati come cittadini di serie B», sottolineando come la pazienza sia ormai esaurita.
Le richieste avanzate non si limitano a una semplice nota di chiarimento, ma puntano alla sostanza della gestione del servizio. I pendolari pretendono trasparenza: vogliono risposte pubbliche che spieghino perché non siano state introdotte misure preventive minime, come un numero adeguato di mezzi sostitutivi e un presidio di assistenza straordinaria. In attesa di segnali concreti, l’appello è rivolto anche alle Regioni affinché facciano valere il peso del contratto di servizio contro Trenitalia. I pendolari sono pronti a tutto per difendere quello che definiscono un diritto fondamentale: «La mobilità non è un favore, deve essere garantita».






