di Giovanni Cardarello
Quasi 14 mila firme (13.950 per l’esattezza) raccolte in tre mesi e mezzo, sfidando il freddo invernale e toccando 33 comuni tra Umbria e Lazio. È questo il biglietto da visita con cui il ‘Comitato orvietano per la salute pubblica’ si presenterà a Perugia, in consiglio regionale, nella mattinata di giovedì 9 aprile. La missione è chiara: consegnare la petizione popolare nelle mani della presidente della Regione e assessore alla sanità, Stefania Proietti, per richiedere un intervento immediato e strutturale sul nosocomio orvietano.
Un bacino interregionale
I numeri della mobilitazione testimoniano l’importanza strategica dell’ospedale, unico Dea di I livello in un raggio di 60 chilometri, situato a ridosso dell’autostrada A1. Il bacino d’utenza del ‘Santa Maria della Stella’ è vasto: da Città della Pieve a nord fino a Montefiascone a sud, coinvolgendo numerosi comuni del Viterbese attorno al lago di Bolsena. «Orvieto ha una posizione baricentrica rispetto a un’area che sconfina fuori regione», sottolinea il Comitato. «Un ospedale di confine che funziona, riduce l’emorragia di pazienti verso altre regioni e attira utenza: valorizzarlo è una scelta logica anche economica».
Le richieste: dai reparti al personale
Il documento che verrà consegnato alla presidente Proietti poggia su punti cardine. «In primis – si legge nella nota – la piena operatività dell’Utic (unità di terapia intensiva cardiologica), l’attivazione di urologia e la riqualificazione del pronto soccorso». C’è poi una visione a lungo termine. «Il Comitato chiede che l’ospedale diventi un centro di riferimento per l’ortopedia e l’oculistica, con l’attivazione di un reparto di geriatria (portando i posti letto totali a 200) dotato di una sezione di ortogeriatria, necessaria per rispondere alle esigenze di un territorio con l’indice di vecchiaia più alto dell’Umbria».
Stop ai medici a gettone
Il tema centrale resta però il capitale umano. La richiesta è «scritta a caratteri cubitali»: stop al lavoro a gettone e via libera a nuove assunzioni e stabilizzazioni. Mancano i primari in reparti chiave come ostetricia e ginecologia, pediatria e ortopedia. Senza una pianta organica solida, ogni piano di rilancio rischia di restare sulla carta.
Un fronte comune
Giovedì a Perugia non ci saranno solo i volontari del Comitato, ma anche numerosi sindaci dell’area Interna sud-ovest Orvietano e dei comuni limitrofi del Lazio. Un fronte istituzionale compatto, «indipendentemente dal colore politico», per chiedere di invertire una rotta che da quindici anni vede il presidio in sofferenza. «La fiducia nella nuova amministrazione regionale è alta», conclude il Comitato, ricordando che il prossimo piano socio-sanitario sarà il banco di prova decisivo per capire se le istanze del territorio e delle associazioni verranno finalmente ascoltate.






