di Giovanni Cardarello
Il destino dell’ospedale ‘San Matteo degli Infermi’ di Spoleto torna prepotentemente, e suo malgrado, al centro dell’agenda politica regionale. Dopo il polverone sollevato dalle parole del presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, riguardo a un possibile ridimensionamento del nosocomio, il consigliere regionale Nilo Arcudi (Tesei Presidente-Umbria Civica) ha deciso di passare ai fatti, annunciando un’interrogazione formale alla giunta Proietti.
L’iniziativa di Arcudi
L’obiettivo di Arcudi è ottenere «garanzie concrete» a fronte delle recenti incertezze. Il consigliere, come scrive ‘Il Corriere dell’Umbria‘, chiede chiarezza sul mantenimento della qualifica di Dea di I livello e sullo stato dell’iter per la riattivazione del Punto nascita. Un impegno assunto dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti durante la campagna elettorale. «È necessario sapere se le parole di Presciutti rappresentano un orientamento condiviso dall’esecutivo regionale o se la giunta intende confermare formalmente la classificazione attuale», sottolinea con nettezza Arcudi annunciando l’atto ispettivo.
L’affondo del City Forum
Non meno dura è la posizione del City Forum. Il portavoce Leonello Spitella ha definito «vergognosa» l’ipotesi di declassamento, ricordando come l’ospedale debba restare un pilastro della rete d’emergenza-urgenza. Le richieste del comitato sono precise: immediata riapertura del polo materno-infantile (che nel 2019 superava i 500 parti), ripristino di chirurgia, medicina d’urgenza, traumatologia, cardiologia e urologia, oltre a un potenziamento delle sale operatorie e dei posti letto (almeno 250). Spitella non ha risparmiato critiche al sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, accusato di non aver agito con fermezza presso la Regione Umbria, e alla presidente Stefania Proietti, rea di non aver ancora inviato al Comitato percorso nascita nazionale la richiesta di parere per la riapertura del punto nascita.
Critiche alla gestione Usl 2
Nel mirino dei rappresentanti locali è finito anche il direttore generale della Usl 2, Roberto Noto. La critica riguarda la «mancata pubblicazione dei bandi per l’assunzione di primari e dirigenti medici» specificamente destinati a Spoleto. Senza personale qualificato e strutturato, denunciano dal territorio, la qualifica di Dea di I livello rimane solo un’etichetta sulla carta, priva di quella operatività reale necessaria per garantire il diritto alla salute dei cittadini spoletini.






