Torna a vivere l’antico forno medievale di Parrano. La struttura, recentemente restaurata, verrà inaugurata il 28 dicembre, alle 16. Durante la festa si potranno gustare i vari prodotti della tradizione locale tra i quali pizze e schiacciate con ortaggi, aromatizzate con salvia o rosmarino, e dolci di varia fattura come i gustosi maritozzi con l’uvetta, i biscotti con l’anice e le crostate. Tutto, ovviamente, cotto nel grande forno a legna.
La storia Nei piccoli paesi dell’Umbria a forte vocazione agricola, la preparazione e la cottura del pane era un fatto sociale, collettivo, carico di rituali vecchi di secoli, di gesti scaramantici, di parole magiche destinate a favorire il processo di lievitazione. A Parrano il ‘pane quotidiano’ si produceva usando il forno della comunità.
La tradizione Molto tempo fa, ricordano gli organizzatori, a Parrano vigeva una rigorosa divisione del lavoro. Agli uomini spettava la cura del fuoco, alle donne il controllo della cottura. «Ma il lavoro d’impasto – dice il sindaco Valentino Filippetti – cominciava molte ore prima, mettendo insieme farina, acqua e la ‘mamma del lievito’, meglio conosciuta con il nome di lievito madre. La pagnotta veniva poi coperta da un drappo di canapa e lasciata a lievitare per ore dentro l’arca, un mobile di legno al cui interno venivano conservati la farina, il lievito madre, l’olio e le granaglie. Di mattina presto, si caricavano i prodotti su tavole di legno e si portavano al forno».
Pane senza sale Il pane durava giorni e con il passar del tempo acquisiva un sapore più intenso e una consistenza più densa. Si preparava senza sale, perché destinato, in prevalenza, a essere consumato con i prodotti della norcineria o con i formaggi.
Varianti del pane «Nel Comune – ricorda il sindaco – complice anche la presenza del feudo e del principe, negli anni si svilupparono delle varianti del pane quotidiano sempre più elaborate, fino ad arrivare alle pizze di pasqua, dolci e salate, che celebravano la fine della Quaresima, realizzando una varietà di torta degna del ‘Paese della Cuccagna’.






