di Giovanni Cardarello
Un addio silenzioso, scoperto dai cittadini e dai villeggianti solo davanti al portone sbarrato della struttura sanitaria. Il servizio di continuità assistenziale (la ex guardia medica) lascia Passignano sul Trasimeno per essere accorpato a quello di Magione. Una decisione che ha immediatamente innescato la miccia della polemica politica a palazzo Cesaroni.
I consiglieri regionali Eleonora Pace (Fratelli d’Italia) e Andrea Romizi (Forza Italia) non usano mezzi termini, definendo il provvedimento una «scelta scellerata». Nel mirino non c’è solo il merito del taglio, ma anche le modalità con cui è avvenuto, ovvero nel totale silenzio delle istituzioni sanitarie. «Privare del servizio una meta turistica da 230 mila visitatori all’anno è incomprensibile, tanto più se compiuto in assenza di comunicazione ai cittadini. Gli utenti hanno scoperto il trasferimento solo recandosi sul posto e leggendo i cartelli affissi».
La preoccupazione principale dei due consiglieri ruota attorno al tempismo della decisione, giudicato paradossale vista l’imminente apertura della stagione turistica. Con oltre 230 mila presenze annue, Passignano rappresenta uno dei motori del Trasimeno e l’afflusso massiccio di visitatori , in larga parte stranieri, comporta fisiologicamente un aumento della domanda di assistenza medica di base. Secondo Pace e Romizi, smantellare il presidio proprio mentre il territorio si prepara al picco di presenze è una mossa che ignora le dinamiche reali dell’area: il rischio concreto è quello di lasciare turisti e operatori senza un punto di riferimento essenziale, creando disagi che pesano sull’attrattività stessa della cittadina e sovraccaricano i centri limitrofi.
Il caso approderà ora sui banchi della giunta regionale. Pace e Romizi hanno infatti annunciato il deposito di un’interrogazione urgente indirizzata all’amministrazione guidata da Stefania Proietti. «Chiederemo spiegazioni immediate – concludono i consiglieri – perché privare il territorio di un presidio sanitario fondamentale, proprio quando la domanda di salute aumenta per via della stagione balneare, appare una decisione irresponsabile che penalizza i residenti e l’intero comparto turistico del Trasimeno».






