di Giovanni Cardarello
La drammatica, sportivamente parlando, situazione del Perugia Calcio irrompe nell’agone politico del capoluogo di regione. Ed irrompe in modo netto e fragoroso. Ad aprire il dibattito una nota di Perugia Civica a firma del presidente Marco Brusco e dei coordinatori Massimiliano Mipatrini e Giovanni Rende. «Perugia Civica – si legge nel testo – esprime profonda amarezza e preoccupazione per la situazione sportiva e gestionale in cui versa il Perugia Calcio, precipitato sostanzialmente all’ultimo posto in classifica e protagonista, purtroppo, di una delle pagine più tristi della sua storia».
«La squadra – prosegue la nota di Perugia Civica – appare senza identità e senza capacità di reazione, trasmettendo un’immagine disastrosa della città e di una tifoseria che ha sempre dimostrato passione, orgoglio e senso di appartenenza. Questa non è la storia, né lo spirito, né la dignità del Grifo che tutti conosciamo».

«Quando, come amministrazione comunale, chiedemmo di portare con orgoglio il simbolo del Grifo sulle maglie – si legge ancora nella nota di stampa – lo facemmo per ribadire il legame profondo tra la squadra e la città. Oggi quel simbolo appare svuotato del suo significato, tradito da una gestione che non sembra essere all’altezza del nome e della tradizione del Perugia Calcio». Ma Perugia Civica non si limita all’analisi del momento sportivo e, anzi, affonda il colpo anche a livello politico e amministrativo. «Ancora più grave è il silenzio, un silenzio assordante, dell’attuale amministrazione comunale e delle istituzioni cittadine di fronte a questa crisi profonda, che non riguarda solo il calcio ma il senso stesso di identità e orgoglio della nostra comunità».
Netta la richiesta finale: «Se questa società non è in grado di garantire un futuro dignitoso e credibile al Perugia, è doveroso che si apra una nuova pagina, prima che la città venga trascinata in una spirale di disillusione e di crisi da cui sarà difficile risollevarsi. Perugia e i perugini meritano rispetto. Il Grifo merita un futuro all’altezza della sua storia».






