di Giovanni Cardarello
Il post-partita di Ascoli-Perugia non è stato solo il racconto di una sconfitta beffarda maturata al 92’; è diventato il palcoscenico di una frattura profonda che mette a nudo tutte le fragilità dell’era Faroni. Se da un lato il campo dice che il Grifo è terzultimo in classifica nel girone B della serie C, la sala stampa ha raccontato una storia di solitudine, quella di una bandiera, di una icona della storia del Perugia: Giovanni Tedesco.
Perugia: che beffa ad Ascoli. Rizzo Pinna punisce il Grifo al 92′ (2-1)
Lo scontro Gaucci-Tedesco: un corto circuito pubblico
Il dato più preoccupante del weekend non è solo la classifica, ma lo scollamento palesato in diretta tv tra la panchina e la scrivania. Giovanni Tedesco è uscito allo scoperto, come scrive la pagina Facebook ‘Un Venerdì da Grifoni‘, con una «onestà intellettuale brutale». E ancora: «Si è assunto la colpa del modulo iniziale, ma ha puntato il dito contro una società che risolve i problemi inviando e-mail».
La risposta di Riccardo Gaucci, consulente dell’area sportiva del Perugia, su UmbriaTV è arrivata immediata ed è apparsa come una doccia gelata. Sconfessare l’allenatore a pochi minuti dalle sue dichiarazioni e dopo una sconfitta beffarda con rivali storici quali sono quelli dell’Ascoli, definendole «inopportune», ha creato un solco che le precisazioni e i chiarimenti difficilmente potranno sanare.
Da una parte quindi c’è un tecnico che chiede protezione e ‘schiena dritta’ di fronte ai torti; dall’altra parte c’è una dirigenza che rivendica una forza che alla prova dei fatti – la classifica e le ingiustizie arbitrali parlano chiaro – i tifosi faticano a scorgere. Il dubbio, soprattutto sui social, si fa forte e diventa più che lecito: «Può una società definirsi forte se non riesce nemmeno a garantire una copertura tecnologica adeguata per difendersi dai dubbi arbitrali?».
Il paradosso FVS: il calcio delle ‘ombre’
La questione arbitrale, ovviamente, ruota tutta attorno al Football Video Support (FVS). A differenza del VAR, il FVS ha una dotazione tecnica ridotta e si basa sulle telecamere messe a disposizione dalla produzione locale. E qui nasce l’accusa di Giovanni Tedesco: l’Ascoli, forte di una pressione mediatica durata una settimana (con minacce di ritiro dal campionato), ha potuto contare su una ‘regia’ puntuale che ha scovato il contatto da rigore.
Il Perugia, invece, sembra giocare in un cono d’ombra tecnologico. «Noi in casa abbiamo a malapena una telecamera», ha tuonato Tedesco. È il paradosso di un calcio che introduce la tecnologia ma la rende asimmetrica: se non hai le telecamere, non hai la prova; se non hai la prova, subisci. E la sensazione, scrive ancora ‘Un Venerdì da Grifoni‘, è che «il rigore di Ascoli sia figlio di un pianto preventivo dei bianconeri a cui il Perugia non ha saputo o voluto opporre la stessa forza politica».
Una società al bivio
Mentre Riccardo Gaucci difende l’operato del direttore generale Borras e del presidente Faroni, la realtà racconta di una squadra che rischia la serie D e di un tecnico che si sente abbandonato al proprio destino. La provocazione lanciata dai social, «Borras invece delle caldaie compri qualche telecamera», è il termometro di una piazza che non crede più alla diplomazia delle e-mail.
Venerdì arriva al ‘Curi’ il Ravenna. Non sarà solo una partita per la salvezza, ma un bivio per la stagione. In questo contesto la società sceglierà di ascoltare il grido d’allarme di Tedesco (più telecamere sarebbero un segnale importante) o continuerà a cullarsi su una dichiarazione di ‘forza’ che la classifica, purtroppo, continua a smentire? Ai posteri l’ardua sentenza.






