È stata aperta lunedì 25 maggio la nuova area di degenza della terapia intensiva cardio toraco vascolare dell’azienda ospedaliera ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia, diretta dal dottor Fabio Gori. L’intervento rientra in un più ampio progetto di riorganizzazione logistica e funzionale finalizzato al potenziamento dell’offerta assistenziale e al miglioramento dei percorsi di cura.
La nuova struttura è stata realizzata al primo piano dell’ex Silvestrini, in spazi precedentemente occupati da ambulatori, e ha consentito l’incremento dei posti letto da 8 a 12. L’investimento complessivo ammonta a 1.264.492,29 euro, finanziato attraverso il decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, successivamente confluito nel Pnrr – Missione 6, Componente 2, dedicato al rafforzamento del servizio sanitario nazionale con risorse dell’Unione europea NextGenerationEU. I lavori, avviati il 12 febbraio 2024, si sono conclusi il 28 gennaio 2026 e si inseriscono nel quadro delle disposizioni nazionali per il riordino della rete ospedaliera dopo l’emergenza pandemica. L’obiettivo è quello di rafforzare in modo strutturale il sistema sanitario attraverso piani di riorganizzazione predisposti dalle Regioni.
L’intera area è stata completamente riprogettata sotto il profilo impiantistico e tecnologico. Ogni posto letto è dotato di apparecchiature avanzate e monitor collegati a una centrale per il controllo continuo dei pazienti. Gli ambienti sono interconnessi tramite sistemi di interfono, mentre la sicurezza è garantita anche da un sistema di videosorveglianza attivo su ogni postazione. Particolare attenzione è stata riservata agli impianti di ventilazione e trattamento dell’aria, con ricambi differenziati in base alle attività sanitarie e la possibilità di gestire contemporaneamente attività ordinaria ed eventuali emergenze pandemiche. Previsti inoltre percorsi separati ‘puliti’ e ‘sporchi’ e specifiche zone filtro tra le camere.
Alla cerimonia di apertura erano presenti, tra gli altri, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il delegato del rettore dell’Università di Perugia Stefano Bruscoli, il direttore del dipartimento di medicina e chirurgia Francesco Grignani, l’assessore alla mobilità del Comune di Perugia Francesco Zuccherini, la direttrice regionale salute e welfare Daniela Donetti e il direttore generale dell’azienda ospedaliera Antonio D’Urso, insieme alla direttrice sanitaria Simona Carosati e alla direttrice amministrativa Maria Chiara Innocenti.
«Il potenziamento della struttura risponde anche alla crescente necessità di implementare la capacità di cura in relazione all’aumento dell’attività chirurgica di alta specialità, in particolare cardiochirurgia, chirurgia vascolare e toracica, oltre alle procedure interventistiche cardiologiche su pazienti sempre più complessi dal punto di vista clinico e tecnico-chirurgico», ha detto D’Urso. «La terapia intensiva cardio toraco vascolare è un centro di alta specialità che accoglie pazienti provenienti anche da altre realtà territoriali che, per complessità clinica, non possono essere gestiti in reparti intensivi ordinari. Nell’anno 2025 abbiamo registrato 365 ricoveri con alta intensità di cura e nei primi mesi del 2026 un aumento di circa 50 interventi cardiochirurgici rispetto al 2025».
«La nuova terapia intensiva cardio toraco vascolare rappresenta un investimento strategico per la sanità umbra – ha sottolineato la presidente Proietti – grazie a oltre 1,2 milioni di euro di risorse del Pnrr ampliamo il reparto a 12 posti letto ad alta specializzazione, dotati di tecnologie all’avanguardia. Nel 2025 questa struttura ha già registrato circa 400 ricoveri, confermandosi un punto di riferimento non solo per l’Umbria ma anche per pazienti provenienti da fuori regione. Parliamo di un reparto multidisciplinare che integra emergenza-urgenza, cardiochirurgia, chirurgia toracica e chirurgia vascolare, con professionisti che lavorano insieme nella gestione di pazienti altamente complessi». La nuova dotazione tecnologica «garantisce massima sicurezza anche in caso di future emergenze epidemiche e introduce soluzioni innovative per favorire la vicinanza dei familiari ai pazienti. È un nuovo modello che punta sull’integrazione professionale – ha concluso – e sul potenziamento di specialità che poche altre realtà sanitarie possono offrire».
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