Peste suina, in Umbria nessun caso. Morroni: «Proroga caccia cinghiali? No»

Audizione del direttore dell’IZSUM in Regione: «PSA porterebbe all’abbattimento di tutti e 70 mila i cinghiali, dei suini e al blocco totale del comparto e delle attività outdoor».

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La seconda commissione del consiglio regionale dell’Umbria, presieduta da Valerio Mancini, ha ascoltato mercoledì mattina il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, Vincenzo Caputo, in merito all’eventuale impatto sul territorio umbro della peste suina africana (PSA). Dall’audizione è emerso che in Umbria e nelle Marche non ci sono ancora state segnalazioni rispetto a questa malattia. «La principale problematica – riferisce la Regione – riguarda l’eventuale contagio dei cinghiali che renderebbe necessario l’abbattimento di tutti i capi presenti in Umbria (stimati in 70 mila) prima di poter affrontare la questione dei suini di allevamento, che andrebbero a loro volta soppressi».

Pesanti conseguenze

«La presenza accertata della Psa in Umbria – prosegue la nota relativa all’audizione – porterebbe al blocco dell’attività di trasformazione delle carni crude e dei salumi di cinghiali e maiali (che potranno essere consumate solo dalle comunità locali) ed anche la sospensione delle attività umane come trekking e caccia, per limitare la diffusione della peste».

Il quadro

Il primo ingresso della Psa in Italia – è stato spiegato – risale al 1968. L’uomo non si ammala ma può trasmetterla. Essa può colpire suini e anche cinghiali. La peste suina africana è stata diagnosticata in Italia il 6 gennaio e ci sono già le ordinanze dei ministeri per il blocco di tutte le attività che possono portare ad una diffusione della malattia (compreso anche il trekking, la caccia e le attività outdoor), che deve essere eradicata dai cinghiali (eliminando completamente tutti gli animali) e poi dai suini, visto che i primi sono molto più molto numerosi. Cacciatori e agricoltori sono stati coinvolti nella sorveglianza passiva.

Il rischio è il blocco totale del comparto salumeria

L’Istituto zooprofilattico Umbria-Marche ha controllato 110 mila cinghiali negli ultimi 5 anni, 30 mila solo nel 2021. Si stima che sul territorio nazionale ce ne siano 2 milioni, «un numero troppo elevato e non più compatibile». La razza attuale, il cinghiale dei Balcani, arriva a 240 chilogrammi di peso (quello italico arrivava a 80 chili) ed è tre volte più prolifico di quello italico. «Se la Psa si diffonderà su tutto il territorio nazionale si arriverà al blocco completo della salumeria – riferisce la Regione -. Questi prodotti non potranno più essere venduti e sarà necessario estinguere completamente i focolai presenti. Sarebbe auspicabile – è stato evidenziato – che la Regione Umbria emanasse un provvedimento per gestire le specie problematiche come il cinghiale, prevedendo una cabina di regia che coordini tutti gli interventi necessari ad affrontare questa situazione».

Il consigliere regionale della Lega Umbria, Manuela Puletti: «Prorogare la caccia»

«Prorogare la caccia al cinghiale nella nostra regione, come avevo sostenuto di recente in seguito all’interlocuzione con i rappresentanti di alcune associazioni venatorie umbre, è dunque – secondo il consigliere regionale della Lega Umbria, Manuela Puletti – una soluzione percorribile e auspicabile. Tanto più che, dati alla mano, nel territorio di competenza Atc2 sono stati abbattuti dal 1° ottobre 2021 ad oggi oltre 6.500 cinghiali con 39 cacciate, per una media di 166 capi a cacciata. I numeri avvalorano l’effettiva efficacia di una deroga al calendario venatorio, che autorizzi interventi di contenimento da parte dei cacciatori oltre il termine previsto e che ci permetterebbe di ridurre in maniera sostanziale la popolazione dei cinghiali presenti sul territorio umbro, tenendo conto di una situazione straordinaria di emergenza sanitaria».

Peste suina, anche in Umbria ci si attiva

L’assessore Morroni: «Niente proroga»

«In Umbria – le parole dell’assessore regionale Roberto Morroni – non sono stati segnalati ancora casi di peste suina africana (Psa). Proseguirà pertanto il contrasto alla diffusione dei cinghiali, vettori della malattia, secondo la programmazione regionale, ma non potrà essere prorogata la caccia in battuta, poiché non è consentito dalla normativa e potrebbe, anzi, accrescere i rischi di propagazione della Psa. Considerato che la specie è il veicolo del virus fra la fauna selvatica, la diminuzione della densità di popolazione è senz’altro uno degli obiettivi da perseguire, come già stabilito dal piano di sorveglianza e prevenzione in Italia della Psa 2021 inviato dal ministero della Salute alle Regioni; il prelievo venatorio, infatti, costituisce lo strumento più diretto ed efficace – continua Morroni – per ridurre la diffusione dei cinghiali sul territorio, ma va coniugato con i criteri di gestione e di controllo della propagazione della malattia. Fin tanto che sul nostro territorio non sarà rilevata la presenza della Psa continueranno tutte le ordinarie attività di controllo e di contenimento che, come più volte ribadito, non devono essere considerate attività venatoria e, come tali, non rientrano nella sfera delle prescrizioni previste dal calendario venatorio. Proseguirà, altresì, il prelievo venatorio del cinghiale attraverso la caccia di selezione, come previsto dal calendario venatorio. Non potrà essere prorogata – conclude – la caccia al cinghiale in battuta perché non lo consente la normativa in vigore».

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