di Giovanni Cardarello
Il giallo delle 413 mila barrette di KitKat ‘svanite’ nel nulla potrebbe essersi chiuso, o almeno sembra, con il presunto ritrovamento del carico. Fatto riportato da importanti fonti come Rai e Sky ma smentito dalla stessa Nestlè. E il caso sta assumendo contorni sempre più curiosi e a tratti divertenti.
Se da un lato lo stabilimento Nestlé di San Sisto (Perugia) potrebbe essere prossimo a tirare un sospiro di sollievo per il recupero della merce, dall’altro analisti e media, a partire da un’approfondita riflessione de ‘Il Messaggero‘, iniziano a chiedersi: è stato davvero un furto o siamo di fronte a una magistrale operazione di guerrilla marketing?
Il ritrovamento presunto
Il tir, carico di 12 tonnellate di snack e diretto in Polonia, secondo diverse fonti sarebbe stato rintracciato dopo giorni di ricerche. Prodotto integro e senza rischi per i consumatori. Tuttavia, la dinamica appare singolare. Un carico così ingombrante e facilmente deperibile pronto a riapparire intonso proprio a ridosso della Pasqua, il momento di massima visibilità per il settore dolciario.
Il sospetto: furto reale o strategia ‘viral’?
A far sollevare più di un sopracciglio è stata la gestione della comunicazione da parte di Nestlé. Invece della consueta sobrietà che accompagna i reati industriali, l’azienda ha cavalcato l’onda con post ironici («I ladri si sono presi una pausa troppo letterale») che hanno generato milioni di interazioni in tutta Europa. Un ‘rumore’ mediatico dal valore inestimabile.
Il sospetto è che il marchio possa aver orchestrato – o quantomeno abilmente sfruttato – l’incidente per lanciare la nuova gamma di prodotti, trasformando una potenziale perdita in un successo globale di branding. Se così fosse, il ‘colpo’ non lo avrebbero fatto i ladri, ma i creativi dell’azienda.
Sicurezza o storytelling?
Mentre le autorità proseguono formalmente le indagini rimane il fatto che il ‘caso KitKat’ resterà nelle scuole di comunicazione come un esempio perfetto di gestione della crisi o, forse, come uno dei fake-news pubblicitari più riusciti degli ultimi anni. Per ora, l’unica certezza è che a San Sisto le macchine non si fermano: la Pasqua del cioccolato umbro, vera o presunta che sia la ruberia, ha già vinto la sfida dei social.






