Si è tenuto giovedì 14 maggio a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’incontro sulla vertenza Sangraf che ha riunito istituzioni, azienda e organizzazioni sindacali per fare il punto sulla situazione del sito produttivo di Narni. Dal confronto è emerso un quadro ancora complesso, con diversi aspetti da chiarire sul futuro dello stabilimento e sulla possibile ripresa dell’attività.
Al tavolo, convocato con urgenza su sollecitazione condivisa, hanno preso parte rappresentanti del Ministero, della Regione Umbria, della Provincia di Terni e del Comune di Narni, oltre ai vertici aziendali e alle organizzazioni sindacali. L’incontro ha consentito di analizzare nel dettaglio le criticità del sito, a partire dall’assenza di una governance definita fino alla necessità di avviare un confronto concreto sulle prospettive industriali. «L’interlocuzione odierna al Mimit è stata fondamentale per rimettere al centro dell’agenda nazionale una realtà industriale che non possiamo permetterci di perdere», hanno dichiarato i rappresentanti istituzionali umbri. «Abbiamo ribadito con forza che ogni percorso deve passare attraverso la tutela dei livelli occupazionali, nel frattempo diminuiti anche a causa dell’uscita di lavoratori e competenze dovuta al clima di incertezza».
Gli enti territoriali hanno inoltre espresso apprezzamento per la disponibilità del Ministero, che incontrerà a breve la proprietà estera per ottenere risposte più chiare. «È un segnale di grande autorevolezza che il Ministero si ponga come interlocutore diretto nei confronti del gruppo industriale straniero per richiedere chiarezza e impegni certi». È stata accolta positivamente anche la decisione del Mimit di seguire direttamente la vicenda e di proseguire il confronto con un nuovo tavolo previsto nella prima parte di giugno. «Il supporto del Ministero nel dialogo diretto con la proprietà estera rafforza ulteriormente l’azione in corso: l’obiettivo resta la ripresa produttiva e la valorizzazione del sito industriale».
Di segno decisamente più critico la valutazione delle organizzazioni sindacali territoriali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che parlano di un incontro concluso «con un profondo solco tra le parti». Secondo i sindacati, la relazione presentata dalla proprietà è risultata «non solo del tutto insufficiente, ma anche totalmente scollegata dalla realtà operativa». Durante la riunione, spiegano, «la direzione aziendale ha ipotizzato l’ennesima data di ripartenza della produzione dello stabilimento narnese, condizionandola però a una serie di variabili e di ‘se’ che non offrono alcuna garanzia. Inoltre, mentre l’azienda dichiara che la casa madre continuerà a supportare il sito, quello che a oggi si percepisce e, soprattutto, si vive fa pensare tutto il contrario».
Le sigle sindacali denunciano un «declino strutturale dello stabilimento» e ribadiscono la rilevanza strategica di Sangraf «a livello nazionale ed europeo. Non ci sono impegni formali che confermino la volontà del gruppo di investire nella ripresa produttiva e, dopo i continui rinvii, la credibilità della dirigenza è oggi purtroppo pari a zero». Nel corso del confronto, aggiungono, la gravità della situazione sarebbe stata evidenziata anche dalle istituzioni locali e regionali. Il Ministero, sempre secondo quanto riferito dai sindacati, avrebbe espresso «forti perplessità» sul mancato riavvio della produzione, sottolineando come il mercato di riferimento – quello delle acciaierie – sia rimasto attivo durante il fermo della Sangraf.
Il Mimit avrebbe quindi richiesto alla proprietà «un’interlocuzione più corretta e trasparente», fissando un aggiornamento entro il mese di giugno. Nel frattempo, è previsto un confronto diretto con l’azienda, con la presenza della casa madre, per chiarire le reali intenzioni e il piano industriale. «Questo passaggio sarà fondamentale per verificare lo stato reale dell’azienda e tracciare una strada definitiva», concludono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, sottolineando come il Ministero abbia assicurato un’attenzione particolare alla vertenza, ribadendo che «non saranno più ammessi passi falsi».






