di Giovanni Cardarello
Non è solo una questione di risorse, ma di metodo. I numeri del 2025, ufficializzati la scorsa settimana dal ministero della Salute, scattano una fotografia nitida della sanità umbra: la regione prescrive troppo, spesso oltre il necessario, alimentando un circolo vizioso che ingolfa le liste d’attesa e drena risorse preziose. Con 1.319 ricette ogni mille abitanti, scrive ‘La Nazione Umbria‘, la regione supera abbondantemente la soglia di una prestazione per residente, posizionandosi al quarto posto nazionale per ‘generosità’ prescrittiva, dietro soltanto a colossi come Lazio, Emilia-Romagna e Puglia.
Un confronto che fa riflettere
Numeri alla mano, la propensione alla prescrizione dell’Umbria appare come un’anomalia difficile da ignorare, specialmente quando si guarda oltre il confine regionale. Se paragoniamo l’Umbria a territori simili per ‘taglia’ e composizione della popolazione, il distacco è netto: mentre nel nostro territorio si viaggia a ritmi altissimi, l’Abruzzo si ferma a 1.229 ricette e le Marche scendono addirittura a 1.113. Il dato si fa ancora più critico se alziamo l’asticella verso le regioni tradizionalmente più virtuose. In Veneto e Toscana, ad esempio, il numero di prescrizioni crolla drasticamente, con una differenza che rispetto all’Umbria sfiora il 40%.
È evidente che questo divario non può essere spiegato con una popolazione più ‘malata’ o fragile, ma suggerisce piuttosto una differente cultura della prescrizione e una diversa organizzazione dei servizi che, altrove, riescono a garantire la salute dei cittadini con molti meno ‘fogli rosa’.
Il nodo dell’appropriatezza: quando l’esame inutile diventa un ostacolo
Ma perché queste cifre devono preoccuparci? Il problema non è la quantità di cure offerte, quanto la loro appropriatezza. Secondo le stime del ministero della Salute, circa una prestazione su cinque tra quelle erogate in Italia è, di fatto, superflua. In Umbria questo ‘surplus’ di esami e visite non necessari, finisce per trasformarsi in un vero e proprio autogol per il sistema. L’eccesso prescrittivo genera infatti un effetto a catena: più ricette inutili vengono emesse, più la domanda cresce in modo artificiale, finendo per ingolfare le liste d’attesa.
Il risultato è paradossale: chi ha davvero bisogno di un controllo urgente si ritrova bloccato dietro a una folla di utenti che stanno effettuando accertamenti non indispensabili. Oltre al danno clinico c’è poi quello economico: miliardi di euro che potrebbero essere investiti in nuovi macchinari, assunzioni di medici o cure innovative vengono invece assorbiti da un meccanismo che produce volume invece che salute.
Non tagliare, ma scegliere
La sfida per la sanità regionale, sottolinea ‘La Nazione‘, non è il semplice taglio lineare delle prestazioni. L’obiettivo, come suggerito dagli esperti, è il passaggio da una logica quantitativa a una qualitativa. Garantire «la prestazione giusta al momento giusto» non significa risparmiare sulla pelle dei cittadini, ma rendere il sistema più equo ed efficiente. Per l’Umbria, la partita dell’appropriatezza prescrittiva è ormai diventata decisiva: senza un cambio di rotta nei comportamenti dei medici e nelle richieste degli utenti, le liste d’attesa resteranno un’emergenza cronica impossibile da scalfire.






