di Giovanni Cardarello
La sanità orvietana sarebbe a un punto di svolta critico, secondo quanto denunciato dal gruppo civico PrometeOrvieto. Gruppo che parla esplicitamente di una vera e propria «resa» da parte della dirigenza della Usl Umbria 2. Al centro della polemica ci sarebbero le dichiarazioni attribuite al direttore generale, Roberto Noto, durante l’ultima riunione presso la commissione sanità della Regione Umbria, dove il dirigente avrebbe paventato la necessità di «accontentarsi» di profili professionali meno qualificati pur di coprire i servizi essenziali.
PrometeOrvieto definisce questo scenario come l’ammissione di una «mediocrità programmata» che, se confermata, spiegherebbe, sempre secondo il gruppo civico, il progressivo declino dell’ospedale di Orvieto, la cui qualifica di ‘DEA di primo livello’ esisterebbe ormai solo sulla carta.
Il paradosso dei dati e il crollo delle prestazioni
Nonostante l’ultimo rapporto Agenas collochi l’ospedale di Orvieto tra le strutture umbre in miglioramento per quanto riguarda la qualità delle cure, il documento di PrometeOrvieto sottolinea l’incomprensibilità del presunto disimpegno gestionale. La conseguenza di questa «filosofia al ribasso» sarebbe già visibile nei numeri. Il gruppo civico registra un «crollo del 25% delle prestazioni e dei volumi, con l’ospedale che si svuota costringendo i cittadini a lunghe liste d’attesa o alla fuga verso il settore privato». Ma non solo.
Carenze sistemiche e tecnologie
Il gruppo civico ha stilato anche un elenco dettagliato delle carenze che certificano lo stato di precarietà della struttura ospedaliera. L’ospedale risulta essere l’unico DEA di primo livello della Usl Umbria 2 a non disporre della chirurgia robotica. Secondo PrometeOrvieto l’assenza di questa tecnologia standard allontana sia i pazienti che i giovani chirurghi, tagliando fuori la struttura dalla medicina moderna. C’è poi il tema urologia. Qui si lamenta la totale assenza di un reparto strutturato. «Nonostante le numerose segnalazioni, i concorsi banditi sono andati a vuoto e la presenza di un medico una volta a settimana viene definita un palliativo».
Problemi anche per il reparto di ortopedia. Un reparto che secondo gli esponenti civici è «sottorganico da anni e manca un primario. Viene criticato il racconto dell’ospedale come centro di ‘emergenza-urgenza’, poiché chi subisce un trauma deve spesso essere trasferito altrove per incapacità della struttura di intervenire». Note dolenti inoltre per il reparto di pediatria che, sempre secondo il gruppo organizzato, «vive grazie a una deroga a causa del costante calo dei parti. Questa situazione precaria non offrirebbe alcuna garanzia strutturale per il futuro». Infine, c’è il tema investimenti. Qui PrometeOrvieto evidenzia «lo spreco di opportunità, inclusa quella offerta dal Pnrr. L’ampliamento del pronto soccorso, ad esempio, sarebbe saltato, finendo nel grande libro delle promesse».
Richiesta di chiarezza e mobilitazione cittadina
PrometeOrvieto chiede un intervento immediato e chiarificatore da parte del direttore generale della Usl Umbria 2 per confermare o smentire le dichiarazioni riportate. La conferma equivarrebbe a un’ammissione di «mediocrità programmata» a cui la politica locale non avrebbe avuto la forza di obiettare. In chiusura, il gruppo civico ha espresso pieno supporto all’iniziativa lanciata in questi giorni dal C.O.S.P. (Comitato orvietano per la salute pubblica), invitando tutti i cittadini a firmare la petizione per la salvaguardia e il rilancio dell’ospedale. Il quadro finale dipinto è quello di una «resa totale e incondizionata» avallata da dirigenti e rappresentanti politici locali.






