di Cinzia Diamanti
Paziente e presidente del Gruppo In Movimento Liberal Democratici
Desidero raccontare un’esperienza personale che, fortunatamente, si è conclusa nel migliore dei modi, ma che mi ha lasciato alcune riflessioni sul funzionamento del nostro sistema sanitario. Mi sono recata al pronto soccorso ortopedico dell’ospedale ‘Santa Maria’ di Terni a seguito di una frattura scomposta e frammentaria del piede. Dopo le prime cure mi è stato applicato un gesso che, però, nell’arco di appena due giorni ha iniziato a cedere e a sfaldarsi. Preoccupata, ho contattato il reparto, ricevendo rassicurazioni e l’invito a tornare per un rinforzo del gesso. Considerata la tipologia della frattura, temevo tuttavia che un’immobilizzazione non adeguata potesse comportare complicazioni.
Quando sono tornato in ospedale, il gesso è stato rimosso e sostituito con uno in vetroresina, decisamente più idoneo alla lesione riportata. Voglio ringraziare il dottor Perrotta per il suo intervento, così come Ferranti, responsabile della TAC e della risonanza, e l’amico D’Eramo, che mi sono stati vicini in quei momenti.
Nel corso della mia permanenza ho anche raccolto la considerazione che oggi molti giovani professionisti si trovano a operare in reparti complessi, spesso all’inizio della loro esperienza. È naturale che ogni medico debba formarsi sul campo, ma proprio per questo ritengo fondamentale che possa contare su un adeguato affiancamento e su un’organizzazione capace di garantire ai pazienti la massima sicurezza. La mia non vuole essere una critica nei confronti di una singola professionista né dell’intero ospedale, che ogni giorno affronta un enorme carico di lavoro con grande impegno. È piuttosto uno spunto di riflessione affinché episodi come quello che ho vissuto possano essere valutati e, se necessario, trasformati in occasioni di miglioramento. Quando si parla di salute, ogni dettaglio può fare la differenza.






