di Giovanni Cardarello
I numeri della mobilità sanitaria passiva accendono, nuovamente, il confronto politico in Umbria, trasformandosi in un vero e proprio scontro di cifre tra la giunta regionale e l’opposizione di centrodestra. Al centro della disputa c’è il ‘buco’ economico generato dai cittadini umbri che scelgono di curarsi fuori regione, rispetto all’attrattività del sistema sanitario locale.
La posizione della giunta: «Saldo a -37,5 milioni»
Secondo quanto riporta ‘Il Corriere dell’Umbria‘ – i dati sono quelli certificati dagli uffici regionali e presentati dalla presidente Stefania Proietti durante l’ultimo question time – il saldo effettivo per il riparto 2025 si attesta su un passivo di 37,5 milioni di euro. Una cifra che la presidente definisce in linea con i 37 milioni registrati nei dodici mesi precedenti. Proietti ha respinto le accuse della minoranza chiarendo l’origine dei conteggi complessivi: «Il dato di 55 milioni inserito nelle tabelle ministeriali non costituisce affatto il saldo effettivo dell’anno 2025, ma include ben 18 milioni di vecchi conguagli risalenti alle annualità 2022, 2023 e 2024».
Per arginare la mobilità passiva, l’amministrazione dell’ente ha annunciato di aver avviato la sottoscrizione di specifici accordi bilaterali con le regioni confinanti: il primo è già stato siglato con l’Abruzzo, mentre sono in arrivo le intese con Toscana, Marche, Lazio ed Emilia-Romagna.
L’affondo del centrodestra: «Netto peggioramento»
Di parere diametralmente opposto l’opposizione guidata dall’ex governatrice Donatella Tesei, che parla invece di una vera e propria «operazione verità» sui bilanci. Secondo i dati della minoranza, la mobilità attiva è scesa a 81,9 milioni di euro, a fronte di una mobilità passiva schizzata a 137,6 milioni. Un ‘rosso’ da 55,8 milioni di euro che desta forte preoccupazione nel centrodestra: «Siamo particolarmente preoccupati dal fatto che la nostra regione risulti meno attrattiva rispetto al passato» ha incalzato Tesei, sottolineando come il disavanzo sia aumentato in modo netto rispetto ai 35 milioni con cui si era chiuso il 2024.
Il nodo liste d’attesa e sanità privata
Legato a doppio filo al tema della fuga dei pazienti c’è il nodo critico delle liste d’attesa, il cui prolungarsi spinge inevitabilmente l’utenza verso il privato o fuori dai confini regionali. Anche su questo fronte non sono mancate le scintille: l’opposizione ha accusato l’esecutivo di aver alzato i tetti di spesa per le strutture private, ma la replica di Proietti è stata netta. «Non abbiamo aumentato proprio niente – ha detto la presidente della Regione -. Abbiamo solo confermato il tetto storico degli ultimi 30 anni, eliminando però l’incremento del 20% che la precedente giunta aveva previsto nella delibera dell’agosto 2024».






