di Carlo Favetti
Ruderi e pietre che raccontano una storia infinita, stretti tra palazzi di cemento e un progresso che sembra aver cancellato la memoria nell’indifferenza collettiva. È anche questa Terni: quella dei luoghi un tempo ricchi di arte, storia e ricordi, cari ai ternani e distrutti dagli eventi bellici insieme a tante vite umane.
Prosegue l’inarrestabile degrado del rudere della chiesa di Sant’Andrea e Agata, situata in Largo Manni. Scritte con lo spray, lattine, bottiglie di plastica e rifiuti di ogni genere sono ormai i padroni di questo importante reperto storico che, grazie a un apposito cartello collocato il 25 aprile 2003, continua ancora oggi a richiamare e incuriosire visitatori e turisti.

Un tempo la chiesa di Sant’Andrea era un gioiello di grande valore artistico e spirituale, edificata su un preesistente tempio dedicato al dio pagano Ercole. Come emerge dalla documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Terni, l’edificio custodiva preziose suppellettili, dipinti e le tombe della famiglia di Andrea Castelli e dei suoi figli, uccisi da Braccio Fortebraccio da Montone.
Di quello splendore originario, sostenuto dal mecenatismo delle famiglie Castelli, Antonelli, Diamanti e Paradisi, oggi non resta quasi nulla. I bombardamenti alleati risparmiarono soltanto le due finestre quadrate con le grate, una porzione del portale e la scalinata in pietra d’accesso.
Dagli scritti di Angeloni si apprende che la chiesa era ricchissima di affreschi, suppellettili e oggetti di culto donati dalle più illustri famiglie cittadine. Le botole sepolcrali erano impreziosite da sculture e fregi raffiguranti i volti dei defunti, mentre l’interno era reso ancora più suggestivo dalla presenza di piccoli fregi di epoca romana. Navigando in rete è ancora possibile trovare fotografie della facciata così come appariva prima del bombardamento, preziose testimonianze di un patrimonio ormai perduto.
Tornando all’attualità, lasciare un simile reperto storico in balìa dei vandali rappresenta una ferita per l’intera città. La vegetazione si sta progressivamente impossessando della struttura, aprendo profonde lesioni nei muri superstiti e nelle tracce delle fondamenta, dove un tempo sorgeva l’abside. Le poche pietre rimaste, che ancora testimoniano l’antica struttura, si stanno lentamente sfaldando a causa delle infiltrazioni d’acqua e dell’azione degli agenti atmosferici.
Gli abitanti della zona segnalano inoltre frequenti incursioni notturne all’interno del rudere da parte di giovani in preda all’alcol, con urla e schiamazzi che alimentano il degrado dell’area. Sembra ormai vana anche la citazione dell’artista ternano Marcello Ghione, riportata sulla targa antistante il giardinetto, dove si legge: «I cittadini di Terni come memoria e impegno di pace». Ed è proprio Ghione a consegnare ai ternani un sonetto carico di nostalgia e sentimento:
«Ternanu mia, pe’ ccasu se passassi
davanti a ’sta chiesetta e la guardassi
de quillu tempu…
no…
nun te scordassi.»






