Lo ‘scettro dell’imprenditorialità 2025’ fotografa con precisione dove, in Umbria, l’impresa è più diffusa e radicata e come questa presenza si distribuisce sul territorio. Il criterio è semplice: numero di imprese attive ogni 100 abitanti. Più alto è il valore, maggiore è la vocazione a fare impresa.
Il dato prende in considerazione esclusivamente le imprese attive, ovvero quelle non solo iscritte al registro delle imprese della Camera di commercio dell’Umbria, ma effettivamente operative. Un distinguo tutt’altro che formale: in regione le imprese registrate sono 90.231, ma quelle attive si fermano a 77.777. È su queste che si misura la reale capacità di generare economia, lavoro e valore. Nel 2025 l’Umbria conferma una densità imprenditoriale superiore alla media italiana. In regione si contano 9,1 imprese ogni 100 abitanti contro le 8,5 della media nazionale. Un differenziale contenuto, ma strutturale, che conferma come la propensione all’impresa resti un tratto caratteristico del sistema economico umbro.
Nella fascia dei comuni con almeno 10mila residenti, dove si concentra la parte più consistente della popolazione e dove la dimensione media delle imprese è più elevata, lo ‘scettro’ va ancora a Todi, con 12 imprese attive ogni 100 abitanti. Alle sue spalle Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (10,1). Seguono Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8), Gualdo Tadino e Marsciano (10,6) e Umbertide (9,0). In fondo alla graduatoria si collocano San Giustino (6,9 imprese ogni 100 abitanti), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Tra gli altri comuni sopra i 10mila abitanti, Spoleto registra 8,8 imprese ogni 100 abitanti, Foligno 8,6 e Narni 8,3. Perugia, capoluogo regionale, si colloca al 13° posto sui 19 comuni considerati, con 8,6 imprese attive ogni 100 abitanti. Il divario tra primo e ultimo è significativo: tra Todi e San Giustino la differenza sfiora il 74%. In altri termini, a Todi la propensione imprenditoriale è del 73,9% più alta rispetto al comune fanalino di coda. Tra i due capoluoghi di provincia, invece, Perugia presenta una vocazione solo del 4,9% superiore a Terni.
Nella fascia intermedia si registra il sorpasso di Montefalco, che con 13,3 imprese attive ogni 100 abitanti supera Gualdo Cattaneo (12), storico detentore dello ‘scettro’ fino al 2014 e già insidiato nel 2024. Alle loro spalle si collocano Nocera Umbra (9,9), Trevi e Panicale (9,9), Spello (9,4). In fondo alla graduatoria Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Deruta registra 9,2 imprese ogni 100 abitanti, Torgiano 8,6. Anche in questa fascia il divario è marcato: Montefalco presenta una vocazione imprenditoriale superiore di oltre il 70% rispetto a Passignano sul Trasimeno.
Novità dell’edizione 2025 è la graduatoria dedicata ai comuni tra 2mila e 5mila abitanti, introdotta per evitare le forti oscillazioni che caratterizzano i centri molto piccoli. In questa fascia lo ‘scettro dell’imprenditorialità’ va a Norcia, che con 15,1 imprese ogni 100 abitanti registra la densità imprenditoriale più elevata dell’intera regione. Seguono Massa Martana (13,2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabbrica (11,8). Nella parte bassa della classifica figurano Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9) e Sigillo. Il quadro che emerge è quello di una regione in cui la diffusione dell’impresa resta capillare, con differenze territoriali marcate, ma con una propensione complessivamente superiore alla media nazionale.






