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Home » ‘Nodo di Perugia’. Tar Umbria accoglie ricorso di Italia Nostra. Melasecche: «Esulta quella sinistra che odia Musk ma viaggia in Tesla»

‘Nodo di Perugia’. Tar Umbria accoglie ricorso di Italia Nostra. Melasecche: «Esulta quella sinistra che odia Musk ma viaggia in Tesla»

Al centro del pronunciamento i decreti ministeriali sul tratto Madonna del Piano-Collestrada. La Via del 2006 è 'scaduta'. Le reazioni

di Fabio Toni
21 Maggio 2026
in Altre notizie
Tempo di lettura: 6 minuti di lettura
Collestrada

Collestrada

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di Giovanni Cardarello

Un passaggio che getta una pesante incognita sui piani infrastrutturali del territorio di Perugia. La prima sezione del Tar dell’Umbria, infatti, ha accolto il ricorso di Italia Nostra APS, azzerando con la sua sentenza gli atti cruciali per il via libera al primo stralcio del cosiddetto ‘Nodo di Perugia’. Sotto la lente dei giudici amministrativi – la camera di consiglio risale al giorno 10 marzo 2026, relatrice il consigliere Floriana Venera Di Mauro, presidente Pierfrancesco Ungari – sono finiti il decreto del direttore generale, valutazioni del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (numero 413 dell’8 settembre 2023) e il presupposto parere della commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas (numero 813 dell’8 agosto 2023).

Che cos’è il ‘Nodo di Perugia’ e le tappe della vicenda

Il ‘Nodo di Perugia’ è un’infrastruttura viaria strategica, concepita ormai da decenni per alleggerire il cronico traffico che attanaglia il capoluogo, nello specifico collegando i tratti di Corciano, Madonna del Piano e Collestrada. Il ricorso accolto dal Tar riguarda il primo stralcio dell’opera, ovvero il segmento compreso tra Madonna del Piano e Collestrada. La vicenda affonda le sue radici nel lontano 2001, quando l’intero itinerario viene dichiarato opera strategica di preminente interesse nazionale dal Cipe. Cinque anni dopo, nel dicembre 2006, lo stesso comitato interministeriale approva il progetto preliminare e la relativa compatibilità ambientale (Via). Da quel momento il progetto finisce in un lunghissimo ‘sonno’ a causa della totale mancanza di finanziamenti strutturali.

La situazione torna a smuoversi solo nel 2020, quando la Regione Umbria (al tempo guidata da Donatella Tesei con Enrico Melasecche assessore al ramo) chiede ad Anas di riprendere in mano l’iter. Anas conferma il vecchio tracciato del 2006, apportando solo lievi modifiche, e redige il progetto definitivo che nell’estate del 2023 incassa il parere favorevole della Commissione tecnica ministeriale e il successivo decreto di ottemperanza ambientale. Un’accelerazione che sembrava decisiva, prima dello stop da parte della giustizia amministrativa.

Il nodo temporale: una Via vecchia di vent’anni

Al centro della complessa battaglia legale vinta – salvo diversi pronunciamenti da parte del Consiglio di Stato – da Italia Nostra APS, c’è proprio il fattore tempo. Secondo il TarR dell’Umbria, infatti, la tesi difesa dal ministero e da Anas, secondo cui la Valutazione di impatto ambientale (Via) potesse avere un’efficacia sine die (ovvero senza alcuna scadenza temporale), è del tutto infondata. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti autorizzativi in materia ecologica possiedono, per loro stessa natura, una durata limitata poiché i territori, l’urbanizzazione e gli equilibri ambientali cambiano dinamicamente con il passare degli anni.

Tutelare l’ambiente e la Costituzione

Pretendere di considerare ancora valido un giudizio di compatibilità espresso vent’anni fa, senza tenere conto dell’evoluzione del contesto territoriale, come la successiva istituzione nel 2014 delle Zone speciali di conservazione ‘boschi a Farnetto di Collestrada’ e ‘ansa degli Ornari’, violerebbe non solo il buon senso, ma anche gli articoli 3 e 9 della Costituzione italiana, i quali tutelano rispettivamente il principio di ragionevolezza e il valore primario dell’ambiente e del paesaggio. Con questa pronuncia, il Tar umbro ha imposto un brusco azzeramento al progetto. Per poter procedere con il ‘Nodo di Perugia’, la valutazione sul reale impatto che l’infrastruttura stradale avrà sul territorio perugino dovrà essere interamente rigenerata da zero e attualizzata alle condizioni del 2026.


Reazioni

Per Alleanza Verdi e Sinistra, la decisione «è la conferma di quello che abbiamo sostenuto per anni», dichiarano Sveva Stancati, segretaria di Sinistra Italiana Perugia, e Claudio Santi, co-portavoce di Europa Verde Perugia. Secondo AVS, la sentenza certifica che «un’opera pensata nel secolo scorso, con una valutazione di impatto ambientale vecchia di diciassette anni, non può essere la base su cui costruire il futuro della mobilità di una città». Gli esponenti sottolineano inoltre che cittadini e cittadine «non sono mai stati messi nelle condizioni di partecipare realmente a una discussione aggiornata» sull’opera. Nel provvedimento, osserva AVS, il Tar afferma che una Via non può avere efficacia illimitata nel tempo e contesta anche la mancata partecipazione pubblica al procedimento, richiamando la Convenzione di Aarhus. Per Stancati e Santi, la sentenza apre ora la strada a «una discussione seria, partecipata e attuale sulla mobilità di Perugia», puntando su un modello «sostenibile e integrato basato sul potenziamento della rete ferroviaria urbana, della ex FCU, della rete FS e del Minimetrò».

Enrico Melasecche

Giovedì il capogruppo della Lega in consiglio regionale, Enrico Melasecche, è intervenuto duramente sulla vicenda: «È imbarazzante che in queste ore c’è chi sta brindando alla pronuncia del Tar sul ‘Nodino’ di Perugia come se fosse stata abbattuta un’opera inutile o dannosa. In realtà stanno festeggiando l’ennesimo rallentamento imposto allo sviluppo dell’Umbria da parte dei professionisti del ricorso, dei fanatici del ‘no’ e di quella sinistra ideologica che vive di blocchi, veti e propaganda. Va chiarito subito – osserva Melasecche – perché qualcuno sta volutamente mistificando la realtà, che la procedura oggetto della sentenza non riguarda la Regione Umbria, ma i rapporti fra Anas, il soggetto che ha redatto il progetto e il Mase, ministero dell’Ambiente. Il parere di ottemperanza è stato rilasciato da una commissione ministeriale composta da esperti di assoluto livello, docenti universitari e tecnici altamente qualificati, non certo da dilettanti o improvvisati. Inoltre, nessuno ha ‘bocciato’ il Nodo di Perugia. La sentenza riguarda esclusivamente un aspetto relativo alla validità della Via rilasciata a suo tempo dal ministero, sostenendo che in diciassette anni l’ambiente potrebbe essere cambiato. Diciassette anni, non diciassette secoli o diciassette milioni di anni. Nel frattempo, però, il progetto definitivo è stato migliorato enormemente proprio sul piano ambientale rispetto al vecchio preliminare esistente allora. Questo particolare, naturalmente, viene ignorato da chi punta solo a fermare tutto. Purtroppo siamo nel Paese dei Tar, dove troppo spesso il ricorso viene utilizzato non per tutelare davvero l’interesse generale, ma per bloccare opere, paralizzare investimenti e impedire qualsiasi modernizzazione. Il comitato ‘Chi salverà Ponte San Giovanni?’ – prosegue il capogruppo della Lega Umbria – ha pubblicato una marea di comunicati molto circostanziati sulla indifferibilità di quest’opera, ma non viene minimamente ascoltato né dal Comune di Perugia né da questa Giunta regionale. Uno dei problemi dell’Umbria è la politica della sinistra che piuttosto che tutelare, cosa giustissima, aree di pregio, le ha moltiplicate a dismisura con un regime vincolistico assurdo che blocca il lago Trasimeno e quello di Piediluco. Poi ci lamentiamo se i borghi, ma anche le città dell’Umbria, si spopolano e i giovani se ne vanno. È noto che in Italia – prosegue Enrico Melasecche – si ricorre al Tar per qualsiasi aspetto anche banale: per liti fra vicini, per costringere nelle gare d’appalto l’impresa vincitrice a trattare con la seconda classificata, o semplicemente per allungare i tempi fino a far morire le opere. Non a caso una delle poche cose condivisibili proposte negli anni da Matteo Renzi era proprio la riforma dei Tar, perché al netto dell’ovvio rispetto della legge, è evidente a tutti l’utilizzo strumentale che troppo spesso viene fatto di questi tribunali per bloccare lo sviluppo per ragioni ideologiche o interessi che raramente coincidono con quelli collettivi. Del resto il copione è sempre lo stesso. Lo abbiamo visto poche settimane fa con il ricorso della Giunta Proietti contro il Comune di Terni, una scelta che sta producendo danni enormi: un investimento da 70 milioni fermato e circa 200 posti di lavoro che sfumano. La follia di tutto questo sistema è che si fermano opere strategiche senza preoccuparsi minimamente della salute di 25 mila cittadini di Ponte San Giovanni e della qualità della vita di 850 mila umbri, ma sostenendo invece di voler difendere alcuni farnetti nel bosco di Collestrada, quando non è previsto il taglio di un solo esemplare. E qui – continua il consigliere regionale leghista – emerge tutta l’ipocrisia di un certo ambientalismo militante. Basti pensare che i ricorrenti al Tar avevano la pretesa di obbligare l’Anas a realizzare un’altra bretella di 20 chilometri rispetto alla attuale di soli 7. Il dubbio che dietro a queste fumisterie ci siano resistenze di alcuni proprietari ai necessari espropri, è legittimo. Inoltre, sul colle di Collestrada, negli anni sono state costruite casotte e condomini moderni in totale dissonanza con il borgo antico, e con altre lottizzazioni che stanno realmente minacciando l’integrità e la bellezza del borgo di Collestrada. Lottizzazioni sostenute anche da negazionisti molto attivi nelle campagne elettorali a favore della Ferdinandi e della Proietti. Eppure su quelle operazioni nessuno apre bocca. Forse Report dovrebbe fare un’inchiesta seria per capire cosa sia avvenuto e perché quelle lottizzazioni misteriosamente non vengano mai rimesse in discussione. La verità è che certi ricorsi vengono presentati soltanto contro alcune opere, mentre altri cantieri altrettanto importanti che inevitabilmente modificano i luoghi, migliorando la sicurezza e la vita dei cittadini, vanno avanti senza contestazioni. È evidente – conclude Melasecche – che la vera ragione non è la tutela ambientale, ma il tentativo ideologico di bloccare infrastrutture strategiche. Chi oggi esulta sono i gruppuscoli vicini all’estrema sinistra salottiera: quelli che odiano Musk, ma viaggiano in Tesla, quelli che parlano di progresso purché non si realizzi mai nulla, quelli che considerano lo sviluppo un nemico da combattere. Noi continueremo invece a difendere il diritto degli umbri ad avere infrastrutture moderne, meno traffico, meno inquinamento, più sicurezza e più sviluppo. Governare significa assumersi responsabilità, non tifare ogni giorno contro la crescita dell’Umbria».

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