di Giovanni Cardarello
Tra tante storie brutte storie di guerra e cronaca nera la storia che vi stiamo per raccontare è al tempo stesso la classica ‘good news’ , un esempio di buon funzionamento della Sanità pubblica e una favola a lieto fine. Vediamo il perché partendo dai fatti.
Fatti che risalgono domenica 21 settembre, ma sono emersi a livello di cronaca soltanto oggi. Sono le 5,30 del mattino e una donna di 27 anni, già madre di tre figli, ha i segnali del parto e, accompagnata dal marito, si dirige verso l’ospedale Santa Maria della Gruccia di Montevarchi, centro di 25.000 abitanti in provincia di Arezzo ma a meno da 60 km da Citerna, la punta estrema verso la Valdarno della provincia di Perugia.

Il tragitto in partenza sembra tranquillo ma, ad un certo punto, la bambina che la mamma ha in grembo ha proprio voglia di uscire prima. Il marito della signora in gravidanza chiama quindi il 118. Risponde la Centrale di Arezzo, nello specifico risponde Valentina Ercolani, infermiera in turno al servizio e assessore alla cultura del Comune di Citerna.
«Inizialmente non immaginavo che la bimba stesse per nascere – spiega la Ercolani all’edizione oggi in edicola della Nazione Umbria – il marito era tranquillo, loro si stavano dirigendo al pronto soccorso dell’ospedale La Gruccia». «Ma mentre lui guidava – sottolinea l’assessore di Citerna – la moglie ha iniziato a sentire contrazioni più forti e molto ravvicinate, allora ho immaginato che essendo al quarto parto, tutto potesse avvenire più velocemente».
E così è stato. «Abbiamo consigliato di proseguire il tragitto verso la struttura sanitaria, ma mentre il marito guidava la donna ha partorito la figlia. Le abbiamo fornito al telefono consigli sulle prime manovre: mettere la figlia sul petto, coprirla e sollecitarla». La mamma, il papà e la piccola Sofia (3 chili e 900 grammi) sono arrivati nel nosocomio in breve tempo e in ottime condizioni.
Fondamentale per il buon esito del parto il supporto della Centrale 118 di Arezzo che per bocca dei Valentina Ercolani che ha “guidato telefonicamente la giovane e i suoi familiari in quei momenti concitati”, garantendo al tempo stesso assistenza e sicurezza fino all’arrivo al Santa Maria della Gruccia dove li attendevano i sanitari per completare le azioni del post-parto.
«Una delle esperienze più travolgenti dal punto di vista emotivo che mi è capitato di vivere nel lavoro – spiega la Ercolani alla Nazione – non la dimenticherò. Spero di poter incontrare, chissà, un giorno questa coppia di genitori e la loro piccola Sofia. Era la prima volta che ricevevo una chiamata cosi».






