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Home » Bandecchi rinviato a giudizio a Roma con l’accusa di evasione fiscale

Bandecchi rinviato a giudizio a Roma con l’accusa di evasione fiscale

Il sindaco di Terni a processo nelle vesti di amministratore di fatto di UniCusano. Per Procura e Finanza ha evaso circa 21 milioni di euro

di Redazione
18 Febbraio 2026
in Altre notizie
Tempo di lettura: 5 minuti di lettura
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Il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, per un ammontare di circa 20 milioni di euro, era stato eseguito nel gennaio del 2023 su ordine del gip di Roma e su richiesta della procura della capitale, a seguito delle indagini sviluppate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma.

Bandecchi con l’avvocato Morlacchini

Ora quel procedimento penale, incentrato su una presunta evasione fiscale da parte dell’Università Niccolò Cusano, è giunto ad un’altra tappa significativa: il rinvio a giudizio – disposto ieri dal gup di Roma Nicola Di Grazie – delle quattro persone indagate. Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi – coinvolto nell’indagine come amministratore di fatto di UniCusano -, Giovanni Puoti (presidente del consiglio di amministrazione di UniCusano fra il 2015 e il 2019), Fabio Stefanelli (amministratore delegato tra il 2016 e il 2022) e Stefano Ranucci (già presidente della Ternana Calcio e della stessa UniCusano fra giugno 2019 e gennaio 2021). La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 4 giugno di fronte al tribunale di Roma in composizione monocratica.

Secondo l’accusa UniCusano avrebbe agito come vera e propria holding commerciale, beneficiando però del regime fiscale agevolato destinato alle università. Ciò sin dal gennaio 2018 – relativamente all’anno di imposta 2016 – con relativa evasione dell’Ires che, fino al 2022, sarebbe crescita fino a raggiungere la somma contestata, pari a circa 21 milioni di euro. In particolare, aveva scritto la Finanza nella nota contestuale la notizia del sequestro del 2023, l’ateneo di Bandecchi avrebbe svolto «attività commerciali in misura prevalente rispetto all’attività istituzionale, investendo circa l’80% del proprio patrimonio in società commerciali attive in diversi settori, dalla compravendita immobiliare al confezionamento di generi alimentari, dal trasporto aereo charter alla gestione di centri benessere».

Ma non solo, perché nelle carte delle Fiamme Gialle c’erano finiti anche gli acquisti di beni «non strumentali alla formazione universitaria, un elicottero e autovetture di lusso», la «gestione della Ternana Calcio» e «spese personali dell’imprenditore per circa 1,9 milioni di euro, consistenti per lo più in biglietti aerei, soggiorni presso strutture alberghiere per motivi estranei all’attività istituzionale».

Il maxi sequestro era stato poi confermato nel settembre del 2024 in Cassazione. Ora il processo, nel quale l’avvocato Filippo Morlacchini – difensore di Bandecchi insieme al collega Ali Abukar, e di Stefanelli – si dice «pronto ad affrontare il dibattimento con la certezza che l’operato dei miei assistiti è stato pienamente corretto». Per il primo cittadino di Terni «era già tutto previsto, compresi causa e pretesto. Sapevamo già – aggiunge Stefano Bandecchi – di dover vincere durante il processo. Sono sereno e sono contento di iniziare il 4 giugno. Consiglio al Ministro della Giustizia di non far più perdere tempo alla gente con le udienze preliminari, dato che il 95% viene rinviata a giudizio e poi il 60% vince i processi».


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Le reazioni

Così il Pd dell’Umbria: «Dissolta la cortina di fumo del circo messo in piedi dal sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, sul rimpasto di giunta, resta la realtà: il rinvio a giudizio per il primo cittadino che nel processo dovrà rispondere del reato di evasione fiscale, contestato dal 2018 al 2022. Si tratta del secondo processo a carico del sindaco Bandecchi, che si aggiunge a quello che si è già avviato e che riguarda i disordini avvenuti in consiglio comunale il 28 agosto 2023. Noi gli auguriamo di dimostrare la sua innocenza da questo ennesimo procedimento, ma ci chiediamo: saprà dare alla città l’attenzione che merita? Terni e i ternani meritano un sindaco a tempo pieno, non una persona che la tenga in ostaggio, come sta facendo Bandecchi, e la usi come merce di scambio per interessi privati e personali. Serve un sussulto di dignità, servono le immediate dimissioni, dando di nuovo la parola agli elettori».

Per Emma Pavanelli, Luca Simonetti e David Fantauzzi, rispettivamente parlamentare, consigliere regionale e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Umbria, «la notizia del rinvio a giudizio apre una fase di profonda incertezza che la città non può permettersi di pagare. Nonostante il sindaco di Terni dichiari di non essere sorpreso e di confidare nel processo per dimostrare la propria innocenza, senza cadere nel giustizialismo e rispettando in pieno il principio della presunzione di innocenza, il tema oggi è la tenuta politica e amministrativa di Terni. Ci chiediamo pubblicamente: il sindaco Bandecchi ha davvero la serenità necessaria per affrontare un processo di questa portata e, contemporaneamente, guidare una città complessa come Terni? Il rischio concreto è che la città resti in ostaggio delle vicende giudiziarie personali del suo primo cittadino. La città merita un sindaco non distratto, non impegnato nelle aule di tribunale, ma totalmente dedito ai problemi dei cittadini. Una figura che non debba dividere le proprie energie tra la difesa legale e la gestione della cosa pubblica. Non è una questione solo di trasparenza e stabilità, ma di rispetto per le istituzioni. Terni merita di meglio di un’amministrazione frenata da ombre legali e distrazioni processuali».

Per Elisabetta Piccolotti, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, «il rinvio a giudizio rafforza le ombre sull’intreccio di affari e politica di cui Bandecchi è protagonista e che da sempre denunciamo. A tal proposito è necessario che il sindaco Bandecchi risponda anche ad una domanda semplice: perché proprio ieri ha rimescolato la giunta nominando il fedelissimo Paolo Tagliavento come vice sindaco, un giorno prima della notizia del suo rinvio a giudizio per evasione fiscale, diffusa oggi? La coincidenza è troppo evidente per non sollevare il sospetto che stia tentando di blindare il Comune nel caso in cui fosse costretto a farsi da parte. I cittadini ternani non meritano questi giochi di potere né manovre preventive che sono il segno di una concezione proprietaria delle istituzioni pubbliche. Siamo stanchi del suo inesistente rispetto per i cittadini, per i suoi atteggiamenti da uomo solo al comando e di una politica fondata su logiche di corte e clientele. Terni ha bisogno di cambiare passo, è tempo Bandecchi e la sua cricca si facciano da parte e che la parola torni agli elettori».

«Il rinvio a giudizio di Stefano Bandecchi – le parole del segretario dell’unione comunale Pd Leopoldo Di Girolamo e del capogruppo Pd in consiglio Pierluigi Spinelli – per un’ipotesi di evasione fiscale che ammonterebbe a 20 milioni di euro è un fatto di enorme rilevanza politica che cade in una situazione in cui il sindaco di Terni sta moltiplicando i suoi conflitti di interesse e i suoi comportamenti incompatibili con il corretto e ordinato funzionamento delle istituzioni democratiche. La recente tragicomica operazione di scioglimento e rimpasto della sua giunta, con relativa proposta di assunzione compensativa degli assessori revocati in una delle sue attività imprenditoriali, dimostrano che Bandecchi considera il Comune di Terni come un semplice ramo d’azienda delle sue attività affaristiche e come tale lo tratta, con una gestione privatistica e personalistica. Il Partito Democratico ha più volte denunciato, anche con iniziative in Parlamento, che la città e l’amministrazione comunale di Terni stanno vivendo una grave situazione che appare di legalità sospesa: un sindaco che era incandidabile fin dall’origine, per manifesto conflitto di interessi, come certificato dallo stesso Ministero dell’Interno – lo abbiamo ricordato anche di recente – continua a spadroneggiare con atteggiamenti e metodi estranei all’obbligo costituzionale di esercitare il mandato con disciplina e onore. Ora un rinvio a giudizio che sta a dimostrare che la magistratura ha trovato solide prove che egli possa aver sottratto all’erario, a noi tutti, in tasse non pagate, 20 milioni di euro. Una situazione di questo genere non è ulteriormente tollerabile in quanto – lo abbiamo già detto e lo ripetiamo – introduce un elemento di inquinamento nelle condizioni di convivenza e nelle relazioni economiche di una città importante, capoluogo di provincia e prefigura un intreccio perverso tra affari e politica in capo a una singola persona. Con il lecito sospetto che certe scelte e certe azioni possano essere servite a Bandecchi per investire sul suo protagonismo politico, alterando le regole democratiche e della rappresentanza. Terni ha bisogno di essere posta in condizioni di recuperare i modi civili, di trasparenza, decoro e legalità che hanno caratterizzato da sempre la sua storia amministrativa. Bandecchi e il suo gruppo operativo e di potere debbono sgomberare il campo».

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