La notizia
Svolta nelle indagini sull’omicidio di Hekuran Cumani, il 23enne ucciso con una coltellata – durante una rissa fra due gruppi di giovani – all’alba di sabato 18 ottobre nel parcheggio universitario di via Vanvitelli, a Perugia.
Nella serata di venerdì 31 ottobre un 21enne – Yassin Hassen Amri – è stato infatti arrestato dalla squadra Mobile della questura di Perugia in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Perugia su richiesta della procura della Repubblica. Il giovane, italiano e la cui famiglia è di origini tunisine, risiede a Ponte San Giovanni (Perugia). L’accusa è di omicidio volontario aggravato.
Il 21enne – riferisce una nota della procura diretta da Raffaele Cantone – è «gravemente indiziato dell’omicidio» del 23enne che era giunto da Fabriano (Ancona), con un gruppo di amici, per trascorrere la serata a Perugia. Sabato mattina, presso la questura di Perugia, si è tenuta una conferenza stampa sulle indagini che hanno portato all’arresto di Yassin Hassen Amri, alla presenza del pm titolare – Gemma Miliani -, del questore Dario Sallustio, del dirigente della squadra Mobile Maria Assunta Ghizzoni e – in videocollegmento – del procuratore Raffaele Cantone.

La nota della procura della Repubblica di Perugia
In un comunicato diffuso contestualmente alla conferenza stampa, la procura di Perugia – attraverso il procuratore Raffaele Cantone – scrive che «personale della squadra Mobile di Perugia ha dato esecuzione nella serata di ieri (venerdì, ndR) ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il tribunale di Perugia, su richiesta della procura, nei confronti di un 21enne incensurato, ritenuto responsabile del reato di omicidio pluriaggravato ai danni di Hekuran Cumani, 23enne di Fabriano, verificatosi la notte dello scorso 18 ottobre presso il parcheggio dell’Università di Matematica di Perugia».

«L’ordinanza – prosegue – è frutto di un’articolata attività investigativa svolta dalla squadra Mobile, in costante coordinamento con la procura, relativa ad una violenta lite intercorsa tra due gruppi di giovani, uno di Fabriano e uno di Perugia, avvenuta al termine di una serata che entrambe le comitive avevano trascorso all’interno di un noto locale pubblico (il 100Dieci, ndR), degenerata poi nell’omicidio del 23enne di Fabriano. Nella notte del 18 ottobre scorso infatti, nel parcheggio retrostante il citato locale, per motivi assolutamente futili nasceva un contrasto verbale tra i due gruppi di giovani ed uno di loro – un18enne, recentemente raggiunto, proprio a causa di tali fatti, dalla misura della custodia cautelare in carcere in aggravamento di quella del divieto di dimora a Perugia a cui era sottoposto per un altro episodio, per molti versi analogo – contattava la propria fidanzata affinché quest’ultima lo raggiungesse con la macchina e gli consegnasse un coltello che custodiva nella vettura».
«Una volta recuperata l’arma – prosegue il comunicato stampa della procura – il soggetto l’aveva brandita verso il gruppo rivale per poi, dopo aver buttato a terra il coltello, aggredire violentemente alcuni componenti dello stesso. Nel frattempo, in un’altra parte del parcheggio, avvenivano altre colluttazioni – in cui veniva anche aggredito e ferito il fratello della vittima, Samuele Cumani – ed è proprio in questa fase e in questa zona che si verificava l’aggressione e la morte del 23enne. Infatti, secondo quanto accertato dalle indagini, il 21enne, dopo aver raccolto il coltello lanciato a terra , con un secondo coltello nella sua disponibilità nell’altra mano, si sarebbe scagliato contro il 23enne di Fabriano che, nell’occorso, veniva colpito con un unico fendente al torace che gli causava gravi lesioni interne che, in breve tempo, provocavano il suo decesso. Il 21enne, a quel punto, si dava alla fuga insieme ad alcuni amici, facendo perdere le proprie tracce».
«Immediatamente dopo, appresa la notizia, il sostituto procuratore di turno e personale della squadra Mobile avviavano una minuziosa e articolata attività investigativa, con l’escussione di numerosi testimoni e con l’avvio di un attività tecnica, grazie alla quale, con grande difficoltà, si riusciva a ricostruire la dinamica dell’accaduto e ad individuare un grave quadro indiziario nei confronti dell’aggressore della vittima, il quale, subito dopo i fatti, aveva adottato comportamenti volti a nascondere le tracce del reato: si è disfatto del coltello utilizzato nell’aggressione, ha tentato di liberarsi di alcuni indumenti indossati la notte dell’evento e, infine, ha consegnato agli inquirenti un telefono diverso da quello che aveva con sé quella notte».
«Nel corso delle indagini, poi, sono stati disposti accertamenti tecnici di natura irripetibile, relativi sia all’esame autoptico, agli accertamenti biologici e genetici su alcuni reperti e indumenti sequestrati, nonché volti ad estrapolare e esaminare il contenuto di alcuni telefoni sequestrati nella immediatezza dei fatti. Tutti gli elementi acquisiti, letti nella loro interezza, hanno consentito di ritenere sussistente sia un grave quadro indiziario, convergente nei confronti del giovane 21enne, ritenuto responsabile di omicidio volontario aggravato anche dai futili motivi, sia anche le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione del reato, considerata la personalità del 21enne che, malgrado la sua formale incensuratezza, si è accertato girava sistematicamente armato di coltello, e di quello di inquinamento probatorio evidenziato dalle già descritte attività poste in essere che hanno consentito di richiedere al gip la più grave misura cautelare della custodia in carcere».
«Il gip, riconosciuta la sussistenza sia dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di omicidio come contestato, che delle esigenze cautelari come sopra specificate, ha disposto la misura cautelare. I poliziotti della squadra Mobile hanno avviato le ricerche del giovane, il quale, una volta rintracciato, dopo la notifica del provvedimento cautelare è stato accompagnato presso il carcere di Perugia-Capanne».
ARTICOLO CORRELATO
Ucciso con una coltellata nel parcheggio dell’università: è caccia al killer






