di Gianni Giardinieri
Stavolta è finita veramente. Con tanto di ‘comunicazioni ufficiali’ che stanno vorticosamente girando su WHatsapp. Sospese le attività sportive e quelle fisioterapiche. Impossibilità di accedere ai tre impianti in uso alla prima squadra e al settore giovanile: ‘Libero Liberati’, antistadio ‘Taddei’ e ‘Sabotino’. Con riconsegna di tutte le chiavi. Sgombero della foresteria e della sede di via della Bardesca. Contestualmente, terminano tutte le attività sportive ancora in essere del club, con l’under 17 e l’under 15 che non potranno continuare a giocare i play off. Ad horas anche la decisione della curatela fallimentare, coordinata dal giudice del tribunale di Terni, Tordo Caprioli, di terminare l’esercizio provvisorio.
Dunque la Ternana Calcio 1925 non esiste più. Inutili tutti i tentativi di salvare il club che aveva festeggiato proprio lo scorso 2 ottobre i 100 della sua storia. Deserte le due aste che la curatela fallimentare aveva messo in piedi per l’aggiudicazione del ramo sportivo. Resta il marchio, valutato nella perizia dell’esperto sportivo nominato dal tribunale (Maurizio De Filippo) 126.866 euro e registrato in data 17 maggio 2022 (la richiesta era stata avanzata l’8 settembre 2021): insieme ad esso i diritti connessi (profili social, sito internet, Instagram etc.).
Il marchio è fondamentale perché, come evidenzia la perizia, rappresenta i segni distintivi dell’impresa. Quindi lo stemma (la viverna) e i colori sociali del club (il rosso e il verde su strisce verticali). Insomma l’emblema della squadra della città, quello che abbiamo già definito l’identità iconica attorno alla quale i ternani si riconoscono quando decidono chi tifare in termini calcistici.
Stefano Bandecchi lo ha detto lunedì chiaramente: «Farò un’offerta per il marchio», consapevole del fatto che il suo progetto di fusione tra Ternana Tip Futsal e Orvietana, per dare vita ad una nuova società calcistica affiliata alla Figc e con il titolo sportivo idoneo a giocare in serie D, ha bisogno dell’elemento identitario fondamentale, che possa trasformare una sorta di ‘fusione fredda’ in una nuova realtà nella quale possano riconoscersi i tifosi rossoverdi. Perché giocare senza pubblico non ha senso. Significherebbe confinarsi all’irrilevanza mediatica.
Quel progetto, nel frattempo, va avanti, con gli atti notarili che hanno bisogno soltanto di essere firmati. L’altra realtà che resta in piedi, ma in uno stato ancora embrionale, è quella proposta dall’associazione (prima comitato) ‘La Ternana siamo noi’, che vorrebbe mettere insieme un gruppo di imprenditori del territorio, per dare vita ad una società calcistica espressione della fu Ternana Calcio 1925. Ripartendo dal campionato di Eccellenza e con l’idea di tornare ad un calcio più popolare, fatto anche del contributo economico volontario dei singoli associati. Il dato di fatto, per il momento, è che da oggi sono scattati i lucchetti.
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