di Gianni Giardinieri
Il colpo di reni, il tentativo disperato di non chiudere una storia centenaria. Il giudice Claudia Tordo Caprioli, d’intesa con la curatela fallimentare (dottori Renato Ferrara e Francesco Angeli), ha deciso che sarà indetta – a brevissimo – una seconda asta per la vendita del ramo sportivo della Ternana Calcio. Per farlo, si derogherà ai termini previsti per le aste giudiziarie.
La decisione ha un fondamento preciso: i calciatori e i dirigenti con contratti ‘federali’, cioè contratti stipulati sotto l’egida della FIGC, hanno formalizzato nero su bianco la volontà di rinunciare a una parte rilevante dei propri emolumenti.
Una scelta che era già stata discussa e sulla quale si era trovato un accordo nella giornata di sabato 9 maggio, con tutti i soggetti interessati pronti a fare un sacrificio per il bene delle Fere. Non era però possibile formalizzare la rinuncia prima dell’asta del 13 maggio per un motivo tecnico e sostanziale: si sarebbe determinata una ‘turbativa’.
In pratica se i calciatori avessero messo nelle mani dell’imprenditore Fabio Splendori (il potenziale acquirente emerso nei giorni scorsi) tale rinuncia, in forma scritta, avrebbero creato un pregiudizio e una disparità di trattamento nei confronti di altri potenziali interessati a partecipare all’asta, che avrebbero dovuto muoversi soltanto sul canovaccio della relazione tecnica del dottor Maurizio De Filippo, che aveva quantificato in circa 8,5 milioni di euro il debito sportivo.
Rinunciando ad una cospicua parte dei propri emolumenti, questo valore si riduce di conseguenza, anche in virtù dell’effetto ‘trascinamento’ sui contributi previdenziali e assistenziali. Tradotto: Splendori avrebbe avuto un quadro della situazione, in termini di debito sportivo complessivo, diverso e più favorevole rispetto agli altri eventuali partecipanti all’asta. E questo avrebbe costituito una potenziale turbativa della stessa.
Dunque si rilancia, con la pubblicazione di un nuovo avviso che evidenzierà un monte debitorio più basso, con maggiore appetibilità per qualche investitore che volesse credere nell’acquisizione della Ternana. Si potrebbe ipotizzare una riduzione del debito di un paio di milioni, soprattutto sulla parte a breve dello stesso, cioè sul montante che va inderogabilmente versato entro fine maggio (prima comunque del 6 giugno, data ultima per ottenere il titolo sportivo dalla FIGC) e che ammonta a 4.132.02 euro.
Questo importo potrebbe ridursi fino a circa 2-2,5 milioni, ma saranno i curatori fallimentari a fornire le cifre esatte. La strada resta durissima ma oggi, soprattutto con la formalizzazione della rinuncia ai propri emolumenti da parte di giocatori e staff, si riaccende un debolissima fiammella. Resta il problema più grande: trovare un acquirente.






