di S.F.
Un intreccio con tre Comuni coinvolti – Terni, Comiso e Mesagne – e, alla fine della giostra, è palazzo Spada ad essere condannato al pagamento di circa 30 mila euro. La storia è legata all’accoglienza di due minori stranieri non accompagnati a partire dal 2022. Con tanto di sentenza del tribunale di Terni.
Un team per determinare l’età dei minori stranieri non accompagnati: via libera dalla Usl Umbria 2
Cosa è successo? Il 7 settembre del 2022 i minori si sono presentati in questura per chiedere accoglienza. D’urgenza furono collocati dall’autorità nella comunità ‘Il Filo di Arianna’, gestita dalla Zoè progettazione. Poi le verifiche, dalle quali è emerso che in precedenza il primo era stato fotosegnalato a Taranto e poi collocato in una struttura di Mesagne (Brindisi); il secondo fotosegnalato a Lampedusa e accolto a Comiso (Ragusa). In entrambi i casi si sono allontanati spontaneamente.
La Zoè ha poi chiesto al Comune di Terni il pagmaento della retta di accoglienza per diversi mesi del 2022. Ed ecco i problemi. Sì, perché l’ente si è opposto basandosi sulla legge 47/2017: «Nel momento in cui i minori stranieri non accompagnati vengono segnalati alle autorità di polizia, ai servizi sociali e/o all’autorità giudiziaria, è l’ente locale del luogo ove ciò avviene, titolare della predisposizione del progetto sociale in suo favore, responsabile degli oneri economici connessi all’accoglienza, laddove non vi siano posti disponibili all’interno del Sai minori». Risultato? I Comuni di Mesagne e Comiso «rimanevano inermi», si legge nel documento firmato dalla dirigente al welfare Donatella Accardo.
La società a questo punto si è mossa con ricorso al tribunale ordinario di Terni chiedendo la condanna del Comune di Terni la pagamento di 11.880 euro più 12.650 euro (i due minori), oltre agli interessi legali. Palazzo Spada è stato condannato nel 2025 per via della legge quadro 328/2000: « La regola di giudizio è quella della dimora identificata attraverso la struttura di collocamento». Lo scorso 15 maggio l’avvocatura comunale ha fatto presente che non era il caso di appellare la sentenza ed esporre il Comune ad un ulteriore aggravio di spese.
Storia dunque finita con 27.718 euro da versare alla Zoè e 7.908 euro a favore dell’avvocato della società cooperativa. Con contestuale riconoscimento del debito fuori bilancio per poco più di 35 mila euro. La responsabile del procedimento è la stessa Accardo.






