Dibattito anche sul bilancio consolidato a Terni dopo l’approvazione dell’assise – in aula c’era solo la maggioranza – lunedì mattina. Ad esporsi sulla tematica sono l’assessore al bilancio Michela Bordoni e il capogruppo di FdI Roberto Pastura.
Comune Terni, bilancio consolidato 2024: risultato da 38 milioni, scende il coefficiente debito
Sponda maggioranza la Bordoni ha sottolineato che «il bilancio aggrega i dati dei bilanci consuntivi delle società controllate, partecipate, enti strumentali e organismi del gruppo amministrazione pubblica, e consente di monitorare l’andamento complessivo della gestione delle risorse pubbliche offrendo la massima trasparenza riguardo l’utilizzo dei fondi e delle politiche pubbliche attuate dal gruppo comunale. Inoltre, il confronto puntuale tra i dati del bilancio consolidato 2024 con quelli degli anni precedenti relativamente a molteplici voci chiave, permette di analizzare trend, miglioramenti e criticità attraverso un raffronto diretto sia sulle grandezze economiche che patrimoniali. Alla luce di tale comparazione è possibile affermare che il consolidato 2024 riflette una crescita complessiva del risultato economico e della solidità patrimoniale del gruppo, una maggiore efficienza nella gestione delle risorse umane e una riduzione dell’indebitamento. Restano elementi di fragilità legati soprattutto ai rischi potenziali (fondi), alla volatilità dei proventi finanziari e alla necessità di ulteriori riconciliazioni contabili tra soggetti collegati».

Critico Pastura: «È assolutamente corretto e giusto condannare parole, espressioni e atteggiamenti che definisco rivoltanti, al contempo non posso accettare che Terni si riduca ad un palcoscenico per queste contrapposizioni vuote: la nostra comunità non muore di kefie o di boutade, muore di desertificazione economica, sociale e demografica. Eppure, di questo non si parla perché non fa comodo ad alcuni. Non si parla del bilancio consolidato che è il documento più importante perché fotografa la situazione del Comune insieme alle sue società partecipate. Quella fotografia è tutt’altro che rassicurante. Le entrate calano, soprattutto quelle derivanti dai tributi e dai servizi, segno che l’economia cittadina fatica e che il tessuto produttivo perde forza. I costi invece aumentano, e non per il personale, ma per le esternalizzazioni: quasi cento milioni spesi in prestazioni di servizi, che significano più spese e meno controllo diretto da parte dell’ente. La gestione finanziaria è negativa, perché il gruppo paga più interessi di quanti ne incassi e allo stesso tempo esplodono gli accantonamenti ai fondi rischi, passati da trenta a oltre sessanta milioni: un dato che indica contenziosi, criticità e passività latenti che pesano come macigni sul futuro del Comune».

«Questi numeri dovrebbero – la posizione di Pastura – preoccupare tutti. Io non posso accettare che vengano liquidati con superficialità o nascosti dietro la cortina fumogena di polemiche ideologiche che non cambiano nulla della tragedia in Medio Oriente e, soprattutto, non risolvono i drammi quotidiani di Terni. Il bilancio consolidato ci dice che la città è fragile, che rischia di desertificarsi e che non sta crescendo ma anzi arretra. Ai ternani seri e concreti interessa che il Comune e la politica si occupino dei problemi su cui possiamo davvero incidere: bilanci, servizi, sviluppo, lavoro. Non hanno tempo né voglia per le manifestazioni ideologiche, perché lavorano, perché ragionano con la loro testa e perché, pur essendo drammaticamente colpiti dalla tragedia israelo-palestinese, sanno che il contributo più vero e più utile che possono dare è non alimentare una cultura dell’odio quotidiana. Questa è la sfida – conclude – che dobbiamo raccogliere ed è su questo terreno che si misura la serietà della politica».






