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Home » Terni: «Commercio e servizi. Una giungla dove spariscono anche i diritti»

Terni: «Commercio e servizi. Una giungla dove spariscono anche i diritti»

La Filcams Cgil: «Oggi il 70% degli accessi all'ufficio vertenze provengono dal terziario». Preoccupa anche la vertenza Unicoop Etruria

di Fabio Toni
14 Gennaio 2026
in Economia
Tempo di lettura: 4 minuti di lettura
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«Ad oggi quasi il 70% degli accessi all’ufficio vertenze della Cgil provinciale di Terni provengono dal settore dei servizi e del commercio, il cosiddetto ‘terziario’. E le richieste, diversamente dal passato, iniziano a riguardare anche licenziamenti collettivi e problemi nella grande distribuzione. In generale, andiamo dal mancato rispetto dei contratti a part time sempre più difformi dal lavoro reale, sottoinquadramenti, contratti ‘pirata’, cessazioni seguite da trasferimenti a distanza che sono, nei fatti, licenziamenti. E il numero di accessi è cresciuto a dismisura». Altri numeri per mettere a fuoco il trend: nel 2018 le consulenze dell’ufficio vertenze nel terziario e commercio erano state 1.211, con 198 vertenze stragiudiziali e 91 giudiziali. Nel 2025 le consulenze sono state 3.470 con 361 vertenze stragiudiziali e 205 giudiziali.

Si parte da questi dati, con la Filcams Cgil di Terni e la sua segretaria Lucia Rossi, con Luca Solano e Marco Maccaroni, per delineare il quadro di un comparto – quello dei servizi e del commercio, appunto – che è diventato sì centrale nell’economia cittadina, ma che registra anche criticità che vanno spesso nella direzione di un lavoro sfruttato e impoverito da condizioni a cui è difficile sfuggire. Se si vuole lavorare, appunto.

«Se a Terni i redditi inferiori a 10 mila euro sono il 26,5% e quelli inferiori a 26 mila euro il 37,8%, per un totale di popolazione pari al 64,3%, va da sé – osserva la segretaria della Filcams – che gli stessi consumi siano in crisi. In una città che non è più trainata da una vocazione industriale, tutto ciò ha un peso in termini di economia e lavoro, anche perché la massa salariale è strutturalmente diversa». E se il commercio del centro cittadino soffre e i centri commerciali – pur nella polarizzazione degli acquisti – e la grande distribuzione iniziano a mostrare qualche crepa, è lecito interrogarsi quali siano le condizioni di chi lavora e magari si trova a perdere il posto da un giorno all’altro.

«Le chiusure – afferma Lucia Rossi – che in centro da anni superano le aperture, riflettono scenari problematici anche sul piano sociale, visti i numeri crescenti. Il saldo chiusure-aperture resta negativo e l’idea del ‘centro commerciale naturale’, a Terni, sembra ormai scalzata da dinamiche che hanno finito per privilegiare i grandi poli commerciali. E, nel piccolo, anche l’apertura della Ztl non sembra aver prodotto risultati se non quello di avere le automobili in centro. Scelta che in nessuna realtà cittadina viene compiuta, nella consapevolezza che sono gli eventi e le iniziative, la socializzazione prima di ogni altra cosa, ad attrarre persone in centro».

Il discorso, qui, si sposta anche sui diritti. «Come Filcams riscontriamo un mare di criticità. Oltre a licenziamenti illegittimi e chiusure seguite da mancati ‘riassorbimenti’, spesso a discapito di lavoratrici che si battono insieme al sindacato per far valere i propri diritti, ci troviamo di fronte ad una sorta di giungla. In atto c’è una competizione ‘al ribasso’ fra datori di lavoro che per crescere o resistere, non puntano alla qualità dei servizi ma alla compressione dei diritti. Ad esempio i part time non sono più funzionali ad un’organizzazione di vita, ma sono ‘obbligatori’ e seguiti da un monte ore che supera di gran lunga il contratto: a volte retribuite ‘fuori busta’ e molte altre, per nulla retribuite. Qui la grande distribuzione, va detto, non c’entra. C’entrano invece le intese che da tempo sollecitiamo, senza avere risposte, con istituzioni e associazioni di categoria. Parliamo di accordi e intese contro la costante precarizzazione del lavoro: nelle intenzioni siamo tutti d’accordo, ma nei fatti questo percorso non è stato mai concretizzato».

Altro ambito in cui la Filcams di Terni registra criticità è quello degli appalti: «In ambito privato – osserva Lucia Rossi – c’è da mettersi le mani nei capelli. Intanto nei cambi di appalto, in termini di diritti se non proprio il posto di lavoro, le aziende tendono sempre a far perdere qualcosa per strada, se non si interviene come sindacato per evitare la ricaduta dei ribassi nei capitolati sulle lavoratrici e sui lavoratori. L’assenza di un protocollo e di una legge regionale che faccia valere la clausola sociale, si fa sentire. I lavoratori più precari sono proprio quelli degli appalti, dove – è un caso concreto che abbiamo riscontrato – una donna delle pulizie deve lavorare con quattro aziende diverse per portare a casa uno stipendio dignitoso. In generale, sono quasi sempre le donne a pagare questo scotto, in un territorio dove, peraltro, la manifattura femminile è debole e le occasioni di collocamento riguardano appunto, solo pubblico impiego, servizi e commercio».

Altre note dolenti vengono dal comparto alberghi e ristorazione («con addette alle pulizie pagate a camera e lavoratori che, oltre ad essere precari, svolgono molte più ore di quelle previste da contratto») e vigilanza, «dove a Perugia – osserva Luca Solano della segreteria Filcams di Terni – da 20 anni vige un ‘integrativo’ per gli operatori di vigilanza, che prevede diritti come i buoni pasto, che a Terni sono ancora un miraggio. Abbiamo chiesto alla prefettura l’estensione di tale integrativo anche a Terni, ma finora non abbiamo compiuto passi avanti».

In questo quadro, rischia di abbattersi sul territorio – e sul settore – un’altra crisi dai possibili risvolti sociali. La vertenza Unicoop Etruria, realtà nata dalla fusione di Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, non fa dormire sonni tranquili. «A distanza di un anno dalle rassicurazioni – afferma Lucia Rossi – ci è stato infatti comunicato il ridimensionamento del perimetro commerciale, attraverso la cessione di punti vendita Coop e Superconti, quattro dei quali a Terni. Questo approccio ci preoccupa anche per l’atteggiamento della nuova cooperativa che è passata dagli annunci di sviluppo, ad altri che vanno in una direzione opposta, vedremo poi in quali termini. Il sindacato, nel percorso di fusione, non era nelle condizioni, per ruolo, di esprimere il proprio dissenso o assenso: si è preso atto della scelta delle cooperative e dei soci, non avendo voce in capitolo. Ora, nei prossimi incontri a livello nazionale dobbiamo incidere e agire per scongiurare eventuali perdite di posti di lavoro: i punti vendita per ricollocare le lavoratrici e i lavoratori, non mancano, ed altri come quello di piazza del Mercato, sono destinati a sorgere. L’attenzione non può che restare massima, in attesa dei prossimi incontri che, si spera, chiariranno definitivamente il quadro».

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