di Fra.Tor.
Se Atene piange, Sparta non ride. Dopo i dati non brillanti diffusi nei giorni scorsi sull’economia del comune di Perugia, anche per Terni l’immagine che emerge dall’analisi della Camera di commercio dell’Umbria è complessa: il sistema produce, ma trattiene poco valore. Per capire davvero lo stato di salute del tessuto economico, infatti, non basta osservare il fatturato: il vero indicatore di competitività è l’Ebitda margin, la quota di ricavi che resta all’impresa dopo i costi intermedi e del personale. È da lì che arrivano le risorse per innovare, fare investimenti, assorbire gli shock e crescere nel medio periodo. E qui si apre la distanza tra un’economia che accelera e una che procede con il fiato corto.
Nel 2024 il Comune di Terni registra un Ebitda margin medio del 6,1% nelle società di capitale. Un valore che descrive un’economia viva, ma con margini ridotti per programmare il futuro. Il confronto è netto: Umbria 8,3%: Italia: 9,3%; centro Italia: 9,5%; Perugia: 6,5%. Soglia considerata ‘ottimale’? Il 10%. Sopra quel livello un’impresa è percepita solida e attrattiva per il mercato. Terni è lontana, e questo limita la capacità di trattenere ricchezza sulla quale costruire sviluppo.
L’analisi si concentra su questa tipologia d’impresa perché rappresenta oltre il 65% del fatturato italiano e il 58% del valore aggiunto nazionale. È la parte dell’economia più strutturata, resistente ai cicli e protagonista degli investimenti. La fotografia, quindi, è affidabile. Il cuore produttivo della città è la manifattura, che a Terni genera il 47% del valore aggiunto, il doppio rispetto a Perugia (23,9%). Ma il motore non rende quanto dovrebbe: l’Ebitda industriale è al 4,6%, mentre nel capoluogo umbro sale al 12,5%. La serie storica conferma la criticità: 3,7% nel 2018; 4,1% nel 2021; 2,7% nel 2022; 5,3% nel 2023; 4,6% nel 2024.
Numeri che oscillano, ma restano bassi. Una marginalità compressa che frena l’intero sistema. Eppure, proprio qui si trova la leva decisiva: un miglioramento anche solo di due o tre punti avrebbe un impatto moltiplicativo sul territorio. Il commercio, che pesa per il 12,9% dell’economia cittadina, mostra un Ebitda del 3,8%. Non altissimo, ma costante: nel 2023 Terni aveva anche superato Perugia (4,2% contro 3,4%), segno di un comparto che regge e rimane competitivo. Decisamente migliore il quadro delle costruzioni, con un 13,1% di Ebitda, quasi il doppio del capoluogo (7,5%). Un settore che continua a trasformare bene fatturato in margine. Negativo il dato dell’alloggio-ristorazione: 4,6% contro il 9,9% perugino. Una differenza che riflette la diversa attrattività turistica, ma anche un ampio spazio di miglioramento.
Di segno opposto le attività scientifiche e tecniche, che a Terni valgono il 12,8% del valore aggiunto (Perugia è al 7,4%) e mostrano redditività elevata: 16,3% contro 17%. Un patrimonio strategico: ingegneria, consulenza tecnologica, progettazione. È qui che risiede la potenziale cerniera fra manifattura tradizionale e industria ad alta innovazione. Il comparto agricolo pesa pochissimo (0,1%) e presenta margini inferiori a Perugia (5,3% contro 8%). Ma la vera questione resta la capacità del territorio di trattenere il valore creato. La sintesi è chiara: industria dominante ma poco redditizia; costruzioni in forte salute; commercio che tiene; turismo debole; competenze tecniche in crescita. Il potenziale c’è, ma la sfida è trasformarlo in valore.
Il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, legge così il quadro: «I dati mostrano un sistema ternano produttivo ma con margini ancora troppo bassi rispetto all’Umbria, al resto del Paese e anche a Perugia. Questo ci conferma che occorre rafforzare la capacità delle imprese di generare valore, perché solo così si costruisce crescita duratura. La Camera di commercio dell’Umbria è impegnata a sostenere questa transizione, promuovendo percorsi di digitalizzazione, innovazione tecnologica e transizione ecologica, oggi decisivi per aumentare competitività e redditività. Stiamo investendo con decisione anche nella formazione delle competenze, affinché le imprese possano accedere a nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi. Allo stesso tempo crediamo nei giovani: li accompagniamo verso l’imprenditorialità e li aiutiamo a inserirsi nel mondo del lavoro, perché senza capitale umano preparato non c’è sviluppo. Terni può fare il salto, e la Camera è al suo fianco per trasformare potenzialità in risultati».






