di S.F.
Il Comune di Terni esprime voto negativo alla proposta di concordato firmata da una società di costruzioni del territorio. Questa la sintesi di un complesso atto tecnico firmato dal direttore generale e dirigente ad interim dell’ufficio unico delle entrate Claudio Carbone: una mossa che arriva in seguito alla «relazione predisposta dal commissario giudiziale e delle criticità in essa evidenziate» sulla base del codice della crisi d’impresa. In ballo un bel po’ di denaro.
Tutto nasce dalla richiesta della società – settembre 2024 – al tribunale di Terni per l’omologazione di un accordo di ristrutturazione del debito con transazione fiscale. Il Comune è coinvolto in prima battuta per una cifra consistente, superiore ai 2 milioni di euro. Si arriva al 28 marzo 2025, quando il tribunale ha concesso una proroga in quanto l’azienda ha deciso di «orientarsi verso lo strumento del concordato preventivo in continuità». Dopodiché una serie di integrazioni/modifiche e, il 13 novembre 2025, il tribunale ha dichiarato aperta la procedura di concordato preventivo con continuità indiretta.

In questo momento è in chiusura la fase di espressione della dichiarazione di voto dei coinvolti (dal 27 gennaio fino a lunedì 16 febbraio) e di mezzo c’è anche il Comune. «ll precedente piano di ristrutturazione del debito – sottolinea palazzo Spada – con annessa transazione fiscale presentato dalla società debitrice e poi abbandonato, prevedeva il soddisfacimento della posizione creditoria del Comune di Terni nella misura del 33% del credito illo tempore ammesso alla procedura di 2.885.918 euro». Quindi poco meno di 1 milione.
Da qui la richiesta di parere alla sezione regionale di controllo per l’Umbria della Corte dei conti, con risposta giunta il 24 settembre 2025: «Il Comune non può legittimamente manifestare il proprio assenso, avente ad oggetto il pagamento non integrale o dilazionato di crediti tributari locali non amministrati dalle agenzie fiscali, per la stipula di un accordo ristrutturazione dei debiti». In ogni caso Ader – Agenzia delle entrate-riscossione – aveva dato parere negativo.

Si arriva alla fase finale perché il 25 novembre l’ente ha ricevuto la comunicazione del deposito della proposta di concordato preventivo in continuità che, per palazzo Spada, vale l’ammissione alla procedura. La materia è tecnica e il no del Comune si basa anche sul regolamento interno sull’attività tributaria, in particolar modo l’articolo 25 sull’adesione «del funzionario responsabile all’accordo possibile solo nel caso in cui lo stesso preveda che il credito complessivo sia pagato in misura non inferiore al 20% del suo ammontare totale». Condizione che manca. C’è di conseguenza il no dell’ente.






