Partecipazione numerosa e dibattito acceso a Terni, sabato pomeriggio a palazzo Primavera, dove cittadini, tecnici, associazioni e istituzioni si sono confrontati sui progetti eolici ‘Energia Montebibico’ ed ‘Energia della Valnerina’, oltre che sulla prevista cabina primaria di Ferentillo destinata al collegamento con la rete elettrica nazionale.
L’incontro pubblico, dal titolo ‘Energia rinnovabile e consumo del territorio’ è stato promosso dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Terni insieme al coordinamento composto dal comitato Noi Amiamo Ferentillo, associazione Amici della Terra, Italia Nostra – sezioni di Terni, Spoleto e Valnerina, comitato Tutela Patrimonio Valnerina, comitato Umbria Verde Benessere Ambiente e Biodiversità e Coalizione TESS – Transizione energetica senza speculazione. A dare ulteriore rilievo istituzionale all’assemblea è stata la presenza dell’assessore regionale Thomas De Luca, intervenuto in un confronto che, ormai, supera la dimensione locale e investe direttamente il modello di sviluppo energetico dell’Umbria.
Secondo quanto illustrato nel corso dei lavori, i due progetti attualmente in fase di Valutazione di impatto ambientale prevedono complessivamente sedici aerogeneratori con torri alte fino a 206 metri. Un’infrastruttura definita dai promotori dell’iniziativa come «industriale» e ritenuta incompatibile con il contesto paesaggistico, storico e ambientale dell’Umbria meridionale.
Tra le criticità evidenziate durante l’assemblea figurano il forte impatto visivo delle torri eoliche, l’effetto cumulativo derivante dall’intervisibilità dei due impianti, le possibili ricadute sui beni monumentali di Spoleto – tra cui il Ponte delle Torri e la Rocca Albornoziana – oltre alle interferenze con habitat naturali, aree carsiche, sorgenti e acquiferi. I promotori hanno inoltre sottolineato «l’assenza di una valutazione completa sugli effetti sanitari, sociali ed economici per le comunità locali». Contestata anche la separazione procedurale dei due progetti, che secondo associazioni e comitati dovrebbero invece essere considerati come un unico macro-impianto diffuso, caratterizzato da infrastrutture e connessioni condivise.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato il tema dell’espansione dei progetti eolici lungo la dorsale appenninica umbro-marchigiana. Secondo quanto sostenuto dagli organizzatori, sarebbero almeno quindici gli impianti industriali previsti nell’area, con «un impatto paesaggistico, ambientale, identitario e socio-economico non mitigabile».
Particolarmente centrale il concetto di ‘consapevolezza’ dei territori. Nel documento introduttivo dell’assemblea si è parlato della necessità di coinvolgere maggiormente cittadini e amministrazioni locali nei processi decisionali legati alla transizione energetica, evitando scelte percepite come «calate dall’alto» in nome della decarbonizzazione.
Diversi gli interventi tecnici che hanno approfondito gli aspetti ambientali, normativi e sanitari dei progetti. L’architetto Giacomo Giujusa ha illustrato le criticità paesaggistiche e ambientali legate agli impianti eolici e alla cabina primaria di Ferentillo. Il dottor Armando Mattioli ha affrontato i possibili impatti sanitari, socio-economici e demografici, mentre l’ingegner Monica Tommasi si è soffermata sul rapporto tra impianti da fonti energetiche rinnovabili e governo del territorio. L’avvocato Marco Luigi Marchetti ha invece illustrato il quadro normativo nazionale e la legge regionale umbra 7/2025.
Dal confronto emerso a palazzo Primavera è arrivata una richiesta precisa: distinguere il sostegno alla transizione ecologica dalla contestazione di quello che i comitati definiscono un modello di «speculazione energetica industriale». Al centro del dibattito resta quindi il nodo più complesso: trovare un equilibrio tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la tutela di territori considerati di alto valore paesaggistico e ambientale, dalla Valnerina alla Valle Umbra, fino alla dorsale appenninica tra Terni e Gubbio.



























