Un’occasione e tre storie da raccontare. L’occasione è data dalla festa dell’unità nazionale – giornata delle Forze Armate celebrata ieri. Le tre storie sono quelle del maresciallo Valentina Delmastro, del vice brigadiere Sara Impeciati e del carabiniere Viviana Maria Canas.

L’incontro con la stampa si è svolto ieri mattina presso il comando provinciale dell’Arma di Terni dove il comandante provinciale, colonnello Antonio De Rosa, e il comandante del reparto operativo, tenente colonnello Giancarlo Caporaso, hanno introdotto gli interventi spiegando che «le loro storie parlano dei valori fondanti e dell’evoluzione dell’Arma, crediamo rappresentino nel modo migliore i sentimenti che animano i carabinieri e tutti gli appartenenti alle forze armate».
Il maresciallo Delmastro, originaria di Roma e in forza al comando stazione di Fabro (compagnia di Orvieto) ha raccontato il suo ‘ingresso’ nell’Arma: «Mi sono arruolata a 26 anni, relativamente tardi. Una scelta ponderata, giunta quasi al termine del mio percorso di studi (frequenta la IULM di Milano, ndR) e che ha un po’ stravolto la mia vita. Una scelta fra le più belle mai fatte, dettata dall’amore per la Patria in nome della sicurezza e della libertà, ma anche dall’esempio del marito di mia madre, venuto a mancare. Era un maresciallo animato da passione, dedizione, che amava la divisa: un punto di riferimento per la comunità e i suoi colleghi».

Il vice brigadiere Impeciati, originaria della provincia di Rieti ma ternana d’adozione, è operativa presso la stazione carabinieri di Collescipoli (compagnia di Terni): «La mia è una passione che parte da lontano, sin da piccola. Mi sono arruolata nell’Esercito con un’esperienza negli Alpini. Poi sono entrata nell’Arma come carabiniere e quindi vice brigadiere. Questa è una scelta di passione e consapevolezza: tutti possono farla ma la vita che si fa, non è per tutti perché serve un’abnegazione totale. Ricordo quando ero bambina quanto fossero importanti i carabinieri nel mio paese, un vero punto di riferimento. E ho scelto di stare dalla parte di chi lo Stato lo protegge, non solo lo ama».
Poi la storia del carabiniere Viviana Maria Casañas, operativa al comando stazione di Giove (compagnia di Amelia). Originaria della Campania, ha radici italiane, venezuelane e spagnole. «Anche io ho iniziato nell’Esercito e la decisione di entrare nell’Arma è stata voluta e consapevole. Desideravo un contatto più diretto con le persone: l’Esercito opera in modo più collettivo mentre i carabinieri vivono nelle comunità di riferimento. Ora vorrei laurearmi (l’orizzonte è quello di dicembre, ndR) e iniziare la magistrale in psicologia. Quello che dico spesso è che non non facciamo i carabinieri ma ‘siamo’ carabinieri: non si smette mai, anche quando non indossiamo la divisa. Essere carabinieri vuol dire umiltà, onestà e lealtà».






