Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, gli arrestati ‘ternani’ dell’inchiesta Hirudo che, condotta dalla squadra Mobile della questura e dal nucleo di polizia economico della Guardia di finanza di Terni, mercoledì ha portato a cinque arresti per un presunto giro di usura incentrato su nove distinti episodi ai danni di altrettante persone, avvenuti fra il 2018 e l’aprile del 2021. Ieri mattina i coinvolti – online ed assistiti dai rispettivi legali difensori – sono stati sentiti dal gip Barbara Di Giovannantonio ma la decisione in quasi tutti i casi, almeno per il momento, è stata quella di non chiarire né replicare alle contestazioni della procura.

«Custodia in carcere, presupposti carenti»
L’avvocato Marco Gabriele, difenore del 32enne ternano Christian Forzanti, motiva così la decisione: «Non conosciamo ancora gli atti che sono all’origine degli addebiti. Ad ogni modo, riteniamo siano carenti i presupposti per applicare la misura cautelare in carcere in quanto, dalla nostra valutazione, difettano quanto meno le esigenze cautelari a sostegno di tale provvedimento. Più esattamente – prosegue l’avvocato Gabriele – in sede di interrogatorio abbiamo evidenziato come le accuse attengano a fatti reato risalenti nel tempo, la maggior parte dal 2018 si legge nell’ordinanza, salvo uno. I forti dubbi sulla credibilità dei dichiaranti fanno poi il resto. Ma non è questa la sede per interloquire sul punto. Attendiamo l’esito dell’interrogatorio di garanzia».

«Fatti per i quali è stato già giudicato»
Anche il 49enne Renato Venditti, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli, si è avvalso della facoltà di non rispondere: “Al momento – spiega il legale – possiamo solo dire che si tratta di episodi, quelli contestati, per i quali il mio assistito è stato già giudicato (per una pena di 6 anni e 8 mesi in primo grado, ndR) e che al più, andranno posti in continuazione con gli altri. Dopo le vicende che avevano portato all’arresto del febbraio 2020, il mio assistito non ha più messo in atto condotte penalmente rilevanti. Il Venditti ha anche iniziato un’attività lavorativa e per questo chiederemo al giudice un’autorizzazione che gli consenta quantomeno di lavorare».
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