Una situazione «altamente pericolosa di immobilismo, con il rischio di subire ulteriori ridimensionamenti dello stabilimento ternano». Non usano mezzi termini Fim, Fiom e Uilm di Terni, unitamente alla Rsu di Forvia, per descrivere – dal proprio punto di vista – la situazione dello stabilimento. Tanto che hanno proclamato lo stato di agitazione e lamentano la mancanza di un confronto, che tornano a sollecitare.
«Il percorso avviato, con un focus specifico su Forvia Terni e riconducibile anche ai temi del tavolo regionale dell’automotive – scrivono i sindacati – prevedeva un approfondimento sulle prospettive future, sui nuovi progetti e sulla tenuta e tutela occupazionale. Un confronto che, dal nostro punto di vista, sarebbe stato propedeutico a superare altri periodi di crisi e a invertire la fase di incertezza che caratterizza il plant di Terni ormai dal 2024. Questo approfondimento avrebbe dovuto vedere la partecipazione del board della multinazionale, nelle sue figure dirigenziali europee di più alto livello, e dell’assessore allo sviluppo economico della Regione, Francesco De Rebotti, insieme alle organizzazioni sindacali, per ottenere certezze sul prossimo futuro e ribadire la centralità di Forvia sul territorio in termini occupazionali, industriali ed economici».
«La tempistica definita nel corso della prima riunione del tavolo regionale su Forvia, svoltasi a fine luglio – proseguono Fiom, Fim, Uilm e Rsu aziendale – prevedeva che tale incontro dovesse avere luogo entro il mese di settembre. Successivamente, preso atto che nulla era stato organizzato nel rispetto dei tempi previsti, abbiamo richiesto un’ulteriore convocazione del tavolo regionale, poi avvenuta il 27 ottobre. In quella sede è stata definita una nuova tempistica secondo la quale l’incontro tra le parti avrebbe dovuto svolgersi entro il mese di novembre 2025. Purtroppo, anche quest’ultimo termine è trascorso senza alcun riscontro riguardo all’incontro, che a nostro avviso rimane fondamentale per costruire una prospettiva per lo stabilimento Forvia di Terni, tale da salvaguardare le produzioni e garantire i livelli occupazionali e salariali».
«Tutto ciò – scrivono i rappresentanti dei lavoratori – ci costringe quindi ad aprire lo stato di agitazione che prevede, da un lato, come primo step, la richiesta di una convocazione urgente con tutti gli attori finora coinvolti, onde evitare che il tavolo di monitoraggio si trasformi in un tavolo di crisi. Dall’altro, l’avvio del percorso assembleare con le lavoratrici e i lavoratori di Forvia Terni per rappresentare il suddetto immobilismo e condividere con loro la strategia migliore da mettere in campo. Come organizzazioni sindacali riteniamo che, in uno schema comprensibilmente europeo di riorganizzazione della multinazionale, Terni abbia già pagato, raggiungendo, tra l’altro, i numeri di fuoriuscite volontarie che avevamo compreso e quindi condiviso per rendere competitiva l’azienda e per affrontare un mercato che comunque rappresentava difficoltà. Nel tempo abbiamo sempre dimostrato responsabilità affinché Terni assumesse un ruolo centrale nelle strategie della multinazionale. Oggi – concludono i sindacati – non vorremmo, e non lo permetteremo, che Forvia Terni venga ulteriormente penalizzata o depotenziata fino al punto da non lasciarle più alcuna prospettiva. Per questo ci riserviamo, mantenendo la massima responsabilità, tutte le azioni a tutela e difesa del lavoro e dei lavoratori».







