di S.F.
Il Tomato 4 di via San Marco, in pieno centro a Terni. Con ogni probabilità molti ternani dai 30-35 anni in su lo ricordano ancora ad oltre un decennio dalla chiusura: il locale, a distanza di così tanto tempo, è l’oggetto di un’ordinanza del 20 ottobre della Corte suprema – sezione 3, presidente Lina Rubino – di Cassazione.
In estrema sintesi si era creato un contenzioso giudiziario tra chi aveva concesso in locazione i locali commerciali alla società interessata, quest’ultima e un altro cittadino. Il primo convenne in giudizio gli altri perché i locali gli «erano stati restituiti in cattivo stato e senza la previa rimozione delle addizioni, delle modifiche e delle migliorie apportatevi dalla conduttrice», chiedendo una condanna al pagamento rispettivamente per oltre 143 mila euro e 40 mila euro (quale garante in questo caso). Esito? «Il tribunale adìto accolse quasi integralmente la domanda e la Corte d’appello di Perugia ha dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dai convenuti soccombenti», si legge nell’ordinanza della Cassazione. In I grado (sentenza del 18 agosto 2018 a firma Marco Di Tullio) furono accertati danni per 141.112 euro.
Niente da fare per i due soccombenti: ricorso complessivamente rigettato – primo motivo infondato, il secondo idem e anche inammissibile in parte – e condanna a rimborsare il controricorrente per 5.800 (spese del giudizio di legittimità). Niente cassazione della sentenza della Corte d’appello di Perugia. A seguire la contesa ci hanno pensato gli avvocati Folco Trabalza ed Emanuela Rosati. Ovviamente, allo stato attuale, nei locali in questione è attiva un’altra attività che esula da tutto il discorso precedente.






