di Giovanni Cardarello
L’Umbria è la penultima regione in Italia per performance economica davanti alla sola Emilia-Romagna. Lo rivela, con durezza, l’analisi del centro studi Tagliacarne e Unioncamere, realizzata con il supporto della Camera di Commercio dell’Umbria. Un’analisi che restituisce la fotografia di un territorio ‘sospeso’ dove la crescita nominale dello 0,99% di fatto è annullata dall’inflazione. Ma non solo.
Il divario con la media nazionale, che segna un incremento reale dell’1,14%, si allarga, confermando una crisi strutturale di lungo periodo. Inoltre va registrato che il valore aggiunto pro capite (28.030 euro) è sceso all’84,1% della media nazionale, confermando che la regione ha perso terreno e rischia di restare ai margini della ripresa.

Una crisi che spinge Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, a lanciare al tempo stesso un allarme e un appello. «La crisi strutturale non è un fenomeno recente, ma un processo lungo che oggi trova una nuova conferma nei dati – spiega -. E il fatto che la nostra regione sia stata inserita nella Zona economica speciale unica è un segnale della difficoltà, ma anche un’opportunità da cogliere con decisione per rilanciarsi».
A pesare, e tanto, sulla crisi dell’Umbria è il drammatico arretramento del settore manifatturiero: in questo comparto si registra un calo del valore aggiunto dell’8,08%, un dato che nello specifico settore la rende la peggiore d’Italia. Un dato che diventa molto più pesante analizzando i numeri suddivisi tra la due province. La provincia di Terni, infatti, è il fanalino di coda delle 107 presenti in Italia con una contrazione del valore aggiunto industriale pari a un drammatico 10,45%. La provincia di Perugia è poco più su, quartultima, segnando un calo del 7,53%.
Un crollo che non può essere imputato solo al ciclo congiunturale, ma che è sintomo certo di un indebolimento strutturale che colpisce filiere, innovazione e investimenti. Anche il settore delle costruzioni contribuisce negativamente al dato registrando un pesante arretramento del 6%, il secondo peggior risultato a livello nazionale.
In questo quadro desolante per l’Umbria, dominato dalla stagnazione, due settori si rivelano vitali per l’economia regionale: l’agricoltura e i servizi commercio, turismo e ristorazione su tutti. Il primo cresce in modo robusto, del 13,64%, tre punti sopra la media nazionale ed è uno dei migliori risultati in Italia. Una performance sostenuta, peraltro, dall’agroalimentare di qualità e dal turismo rurale. Il secondo, anzi i secondi, crescono del 3,3%, in linea con la media italiana. In particolare, si legge nella nota che accompagna lo studio, «il turismo mostra una notevole capacità di tenuta, forte della sua offerta culturale e di un posizionamento territoriale sempre più attrattivo».
Un altro dato positivo, e davvero imprevisto e imprevedibile, arriva dalla pubblica amministrazione dove Terni conquista il primo posto in Italia tra le 107 province per l’aumento del valore aggiunto nel comparto che include pubblica amministrazione, sanità e servizi culturali (+4,88%). L’Umbria, nel complesso, registra comunque una dinamica positiva in questo ambito (+3,84%), superiore alla media nazionale. Un risultato che è legato sia alla presenza di strutture pubbliche sia alla vivacità del tessuto culturale. L’Umbria è la prima in Italia per numero di attività culturali e spettacoli in rapporto alla popolazione.
Tutti numeri che obbligano gli attori della politica, ma anche quelli dell’impresa e dei servizi privati, a intercettare con profitto le due leve che la Camera di Commercio dell’Umbria indica come decisive per invertire la rotta. La Zes, la Zona economica speciale unica per attrarre investimenti e l’impegno nell’accompagnare le imprese verso la doppia transizione, economica ed ecologica, con focus su digitalizzazione, formazione e innovazione. Ma tutto questo senza un rilancio del settore manifatturiero, unito ad un salto di qualità nei servizi avanzati, impedirà all’Umbria di tornare ad una crescita stabile e a rafforzare il suo tessuto produttivo e sociale. Tertium non datur.

Commenti e reazioni
Sul buon risultato di Terni in merito alle attività culturali, interviene l’assessore comunale al ramo, Michela Bordoni. «Questo primato – afferma – è il segno di una città viva, coraggiosa e capace di guardare avanti. Abbiamo scelto di lavorare in silenzio ma con determinazione, spesso con risorse limitate, credendo che la cultura non sia un costo, ma un investimento. Dietro questo risultato ci sono volontari, operatori culturali, artisti e cittadini che hanno scelto di esserci. E noi, come amministrazione, abbiamo scelto di esserci con loro, costruendo ponti invece di muri. Da tempo – prosegue Bordoni – chiedo con fermezza alla Regione di attivare strumenti di sostegno concreti per i Comuni. I trasferimenti liberi sono fondamentali per poter ridare ossigeno alle realtà locali, ma finora le nostre sollecitazioni, sia alla passata che all’attuale giunta, sono rimaste senza risposte. Eppure proprio i dati di Unioncamere dimostrano che dove si investe in cultura, si genera valore, coesione e crescita. Noi continueremo a farlo, con o senza aiuti, perché Terni ha imparato a non fermarsi più. Il messaggio che arriva da Terni – conclude Bordoni – è chiaro: anche in una regione che fatica, noi scegliamo di costruire. Continueremo a investire in ciò che unisce e fa crescere, perché la cultura non conosce crisi quando incontra la passione e la libertà».






