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Home » Umbria, Cgil: «Quante ingiustizie nella grande distribuzione»

Umbria, Cgil: «Quante ingiustizie nella grande distribuzione»

La denuncia della Filcams: «Fatturati da record calpestando i diritti di chi lavora»

di Francesca Torricelli
13 Dicembre 2024
in Economia
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Massimiliano Cofani
segretario generale della Filcams Cgil di Perugia

Le aziende della grande distribuzione che dominano il mercato in Umbria, vantando fatturati da record, inserendosi ai primi posti nella classifica regionale elaborata da Acacia group, sopravanzando addirittura Cucinelli, ma dietro a questi numeri impressionanti si nascondono condizioni di lavoro che non sempre rispettano la dignità di lavoratrici e lavoratori. In queste aziende il benessere dei dipendenti sembra essere un aspetto secondario rispetto ai profitti aziendali.

I negozi in franchising sono spesso protagonisti di gravi irregolarità, sotto inquadramento del personale, mancato riconoscimento degli straordinari, in alcuni casi l’applicazione di contratti pirata sottoscritti da parte di organizzazioni sindacali non rappresentative: pratiche che danneggiano gravemente i lavoratori, negando loro la giusta remunerazione per il loro impegno quotidiano. In molte delle realtà più redditizie nel settore, mancano relazioni sindacali efficaci che molte volte sono solo di facciata.

Sotto la lente di ingrandimento ci sono soprattutto la salute e la sicurezza sul lavoro. In un caso specifico, dopo ripetute sollecitazioni, siamo stati costretti a chiedere l’intervento della Usl e dell’ispettorato del lavoro per garantire che i diritti in materia di sicurezza fossero rispettati. Allo stesso modo, persistono criticità sui contratti part-time, molte volte involontari e dove le aziende rifiutano di aumentare o ridurre le ore ai lavoratori che ne fanno richiesta, ignorando le esigenze individuali.

Un altro grave problema comune a queste aziende è la gestione delle pulizie. Le lavoratrici sono costrette a pulire i bagni dei clienti e i piazzali esterni, talvolta indossando gli stessi abiti con cui servono la clientela, una prassi non solo sgradevole ma anche potenzialmente dannosa per la salute. Inoltre, le politiche adottate da queste aziende mettono in crisi la conciliazione tra vita privata e lavoro, con turni massacranti che non permettono a lavoratrici e lavoratori di avere un adeguato equilibrio tra lavoro e vita familiare.

La ricerca continua di una produttività sempre più alta, fatta di tagli delle ore, ha portato a ritmi di lavoro estenuanti, con il rischio di gravi problematiche muscoloscheletriche e danni alla salute. Le grandi ricchezze di queste aziende devono essere redistribuite tra coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono a generarle. È inaccettabile che i lavoratori della grande distribuzione, che sono alla base di questi enormi fatturati, continuino a essere sfruttati senza un giusto riconoscimento. La contrattazione di secondo livello deve essere lo strumento necessario per redistribuire tale ricchezza e anche garantire condizioni di lavoro dignitose.

Rinnoviamo come sindacato la richiesta di un dialogo costruttivo con le aziende e continueremo a vigilare, promuovendo azioni di sensibilizzazione e chiedendo il coinvolgimento delle autorità competenti per contrastare le pratiche illegali e promuovere una vera tutela dei diritti dei lavoratori.

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