«La Regione Umbria si avvia a compiere un passo decisivo verso la sostenibilità ambientale e la riduzione dei costi per famiglie e imprese, attraverso due percorsi paralleli di partecipazione. L’obiettivo è uscire dalla logica dell’emergenza per una soluzione strutturale». Questo uno dei passaggi principali con i quali è stato presentato mercoledì a Perugia il percorso di partecipazione sulla nuova legge per l’economia circolare e l’aggiornamento del piano rifiuti.
Protagonisti la presidente della Regione Stefania Proietti e l’assessore all’ambiente Thomas De Luca. In arrivo una serie di incontri con stakeholder e rightsholder per un confronto sulle linee guida individuate: il disegno di legge è composto da 53 articoli e «mira a superare il vecchio modello di smaltimento, promuovendo un ecosistema industriale regionale fondato sulla circolarità, la simbiosi tra filiere produttive e l’innovazione tecnologica». I punti cardine individuati – sottolineano da palazzo Donini – come obiettivi da raggiungere sono diversi: obiettivo Residual Waste Cap 2030 (massimo 100 chili di rifiuti indifferenziati per abitante), raccolta differenziata (incremento fino all’80% entro il 2030), riciclo effettivo (raggiungimento del 65% di materia recuperata), riduzione dello smaltimento in discarica (dal 30% al 20% entro il 2030), tariffa puntuale (sistema di tariffazione basato sulla tracciabilità dell’utenza, per premiare i comuni virtuosi e ridurre l’impatto economico della tassa sui rifiuti), stop all’inceneritore (nessun ampliamento delle discariche e nessun nuovo inceneritore, in linea con il principio nessun danno significativo su ambiente e salute), innovazione impiantistica (trasformazione dei vecchi impianti Tmb in strutture automatizzate guidate dall’intelligenza artificiale e sensori ottici) e nuovo piano per la riduzione e la prevenzione della produzione dei rifiuti (incentivi per la riparazione, il riuso e la seconda mano, introduzione nelle pubbliche amministrazioni dei dispenser per l’acqua potabile, la promozione del commercio sfuso, eliminazione dell’usa e getta, contrasto allo spreco alimentare e incentivazione del compostaggio domestico e di comunità).
«La transizione verso l’economia circolare – le parole di De Luca – è una scelta strategica per il futuro della Regione. Riduciamo i costi, tuteliamo la salute pubblica e favoriamo crescita e occupazione, promuovendo una simbiosi tra il sistema produttivo regionale e la disponibilità di materie prime seconde. La visione è chiara: coniugare sostenibilità ambientale, economica e sociale. La gestione dei rifiuti non deve più essere percepita come un problema, ma come una risorsa capace di generare valore, migliorare la qualità dell’ambiente e della vita, nel rispetto del principio europeo del ‘do no significant harm’, cioè senza arrecare ulteriori danni significativi alla salute e all’ambiente. In questo quadro, la direzione è netta: nessun inceneritore e la progressiva riduzione del conferimento in discarica. Saranno introdotti meccanismi premiali per incentivare comportamenti virtuosi, a partire dalla tariffazione puntuale, in cui chi inquina paga. Vi saranno poi i risparmi annui per circa 22 milioni di euro dovuti alla riduzione dei costi di conferimento in discarica e i maggiori proventi della vendita delle materie prime seconde recuperate, per 1,5 milioni, mentre prevediamo l’istituzione di un fondo regionale dedicato alle politiche ambientali e di rivedere il sistema tariffario incentivando i comuni che hanno comportamenti virtuosi».
Per la Proietti «nella giornata mondiale della creatività e dell’innovazione è giusto ricordare che l’Umbria è una terra di innovazione, una terra che ha dato contributi scientifici di livello internazionale, arrivando anche a esprimere eccellenze premiate con il Nobel. Il piano sull’economia circolare rappresenta un cambio di paradigma, promosso dalla giunta più ambientalista che l’Umbria abbia mai avuto, in base all’esperienza amministrativa e professionale accumulata nel tempo. Anche temi complessi come il Css vengono affrontati non in modo ideologico, ma dentro una visione più ampia di sviluppo: non solo come strumento per ridurre emissioni, ma come leva per innovare il sistema produttivo. Questa visione si colloca chiaramente in una dimensione europea. Lo dimostrano il fatto di essere stati scelti per redigere il parere ufficiale delle Regioni europee sull’Eir 2025, che sarà presentato – ha concluso – ad Assisi il 18 e 19 giugno prossimi, quando si riunirà in Umbria la Commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia dell’Unione Europea, e progetti strategici come la rete dell’idrogeno, che interesserà anche l’Umbria e che rappresenta un’infrastruttura decisiva per il futuro energetico. Ancora una volta, la nostra regione può giocare un ruolo centrale, in un’ottica di Italia Mediana, perché ha il know-how le dimensioni giuste per farsi battistrada dell’innovazione».
Il nuovo piano prevede «una riduzione del 10% della produzione totale di rifiuti, limitando il totale a 410.000 tonnellate entro il 2030, e un aumento della raccolta differenziata a 328.000 tonnellate. Il percorso di partecipazione prevede sei incontri territoriali, aperti a cittadini, amministratori e stakeholder, per raccogliere proposte e criticità e costruire insieme una Umbria più sostenibile».






