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Umbria: in dieci anni oltre 4 mila laureati si sono trasferiti all’estero

Il report della Camera di commercio sui dati Istat 2013-2024. Mencaroni: «Fondo regionale per contrastare il fenomeno e incentivare il rientro dei talenti»

di Francesca Torricelli
20 Gennaio 2025
in Economia
Tempo di lettura: 3 minuti di lettura
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Sono oltre 4 mila i laureati umbri che nel decennio 2013-2023 hanno lasciato il Paese, con un saldo negativo di 2.470 tra cancellazioni e ritorni. I giovani tra i 25 e i 39 anni sono i più colpiti e, nonostante una timida speranza che era sorta nel 2021, il trend negativo persiste. Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, rilancia la proposta di un fondo regionale per contrastare il fenomeno e incentivare il rientro dei talenti.

Nel decennio 2013-2023 sono stati 4.165 i laureati umbri che hanno trasferito definitivamente la loro residenza all’estero. Nello stesso periodo, dall’estero sono tornati in Umbria 1.695 laureati. Questo si traduce in un saldo negativo di 2.470 laureati per la regione. La situazione è peggiorata nel tempo: nel 2013, le cancellazioni definitive verso l’estero erano 233, già superiori alle 73 iscrizioni dall’estero. Dieci anni dopo, nel 2023, le uscite sono salite a 450, mentre i rientri si sono fermati a 219. Nonostante un aumento dei rientri (da 49 nel 2013 a 102 nel 2023), il saldo rimane fortemente negativo. I dati emergono alla luce dell’uscita dei dati Istat relativi al 2023, che permettono di osservare quanto accaduto nell’intero decennio 2013-2023 e che sono stati approfonditi e sistematizzati nel report preparato dall’ufficio stampa e comunicazione dell’Ente camerale. Analizzando il decennio, emerge che i laureati umbri che si trasferiscono all’estero appartengono principalmente alla fascia 25-39 anni, con 2.672 cancellazioni. Seguono la fascia 40-64 anni (1.108), quella 0-24 anni (205) e infine gli over 65, con 180 laureati che hanno lasciato il Paese.

Nel 2021 sembrava profilarsi un’inversione di tendenza. Le uscite si erano ridotte a 312 e i ritorni erano saliti a 234, portando il saldo negativo a 78. Tuttavia, questa speranza si è rivelata effimera: nel 2022 i trasferimenti definitivi verso l’estero sono aumentati a 451, rimanendo stabili nel 2023 con 450 partenze. I ritorni, invece, si sono mantenuti pressoché invariati, passando da 234 nel 2021 a 214 nel 2022 e a 219 nel 2023. Il 2021, d’altronde, fu un anno eccezionale, con un poderoso rimbalzo dell’economia dopo l’annus horribilis 2020 e con le ali spiegate sulle speranze accese dai progetti per i 200 miliardi di euro del Recovery fund europeo ‘Next generation Eu’, poi declinate nel Pnrr. Il rimbalzo economico e le speranze di una crescita futura forte e innovativa dell’Italia ebbero un ruolo, probabilmente, nel far sì che meno laureati partissero e che un numero maggiore arrivasse.

«Il report dell’Ente camerale rilancia una grande questione che riguarda l’Umbria, ma anche tutta l’Italia, e che ha a che fare con le chance di successo della transizione digitale ed ecologica. La perdita secca che ormai da anni si registra nel saldo tra i laureati italiani che tornano dall’estero in Italia e quelli che invece sono usciti definitivamente verso l’estero è una perdita secca di potenziale di crescita», commenta Mencaroni. «La situazione, anche se sembra non peggiorare ulteriormente, almeno stando ai dati dell’Istat che la Camera di commercio dell’Umbria ha sistematizzato, è cristallizzata in una perdita costante di laureati nell’interscambio con l’estero. Dobbiamo quindi favorire la riduzione prima e la scomparsa poi di questa forbice sfavorevole, che deriva da tanti fattori che vanno studiati a fondo e che attengono ai problemi del sistema Paese, anche con incentivi ad hoc che da un lato frenino le uscite e dall’altro attraggano dall’estero le persone più istruite, con aiuti specifici per i laureati italiani che tornano a lavorare nel nostro Paese. Una questione certamente nazionale, ma che va affrontata anche a livello regionale. Per questo – conclude il presidente della Camera di commercio dell’Umbria – rilancio la mia proposta per un fondo regionale ad hoc a cui contribuiscano tutti gli enti e che sia aggiuntivo rispetto ad auspicabili interventi nazionali. Su questo tema la Camera di commercio c’è a tutto tondo, sia spingendo per la crescita innovativa delle imprese sulle ali della transizione digitale ed ecologica, sia rafforzando l’offerta formativa per imprese e cittadini, soprattutto giovani, sia con l’impegno a partecipare a un’iniziativa regionale di incentivi per chiudere la forbice negativa che l’Umbria ha sui laureati».


 

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