di Giovanni Cardarello
Il sistema della medicina generale in Umbria è ufficialmente entrato in una fase critica. A lanciare l’allarme, come spiega ‘Il Corriere dell’Umbria‘ in un articolo di Alessandro Antonini, è la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) della provincia di Perugia, che fotografa una realtà preoccupante. A fronte di 206 zone rimaste scoperte su tutto il territorio regionale, con un incremento di 37 ambiti vacanti rispetto allo scorso anno, sono state presentate soltanto 8 domande di partecipazione ai bandi. Le richieste si dividono equamente tra la provincia di Perugia e quella di Terni, ma non c’è alcuna certezza che si traducano poi in assunzioni effettive.
A peggiorare il quadro si aggiunge la preoccupante tendenza all’abbandono da parte dei giovani camici bianchi. Negli ultimi giorni, infatti, si sono registrate almeno tre disdette di professionisti che hanno preferito dimettersi o rinunciare all’incarico assegnato per andare a esercitare la professione tra le corsie ospedaliere o nel settore privato.
Le ragioni di una crisi annunciata
Secondo il segretario provinciale della Fimmg di Perugia, Pietro Cavalletti, non ci si trova affatto nel pieno di un’emergenza improvvisa, bensì al prevedibile risultato di anni di mancata programmazione regionale a fronte di pensionamenti che erano ampiamente pronosticabili. Oggi la professione del medico di famiglia non esercita più alcun fascino sulle nuove generazioni a causa di condizioni di lavoro diventate via via sempre più gravose. I medici oggi, scrive ‘Il Corriere dell’Umbria‘, si scontrano con una burocrazia asfissiante e responsabilità sempre maggiori, a fronte di un supporto organizzativo quasi inesistente.
La situazione si complica ulteriormente nelle aree interne e svantaggiate dell’Umbria. Qui, l’isolamento professionale e la carenza di servizi strutturali scoraggiano l’insediamento del personale. Gli attuali modelli gestionali, inoltre, sono ormai obsoleti e non rispondono alle aspettative dei giovani medici, che chiedono maggiore lavoro di squadra e un reale equilibrio tra vita privata e carriera. Infine, pesa in modo decisivo una remunerazione che non viene ritenuta adeguata alla complessità e delicatezza del ruolo. Un problema che diventa ancora più evidente e penalizzante proprio nelle sedi logisticamente più disagiate.
La ricetta del sindacato per invertire la rotta
Per evitare un progressivo e definitivo indebolimento della medicina del territorio, con inevitabili ripercussioni sul diritto alla salute dei cittadini, la Fimmg ritiene che non sia più possibile rimandare un intervento strutturale e concreto da parte della Regione Umbria. Secondo il sindacato, infatti, non è più sufficiente limitarsi a pubblicare i bandi per le zone carenti, ma è necessario renderle concretamente attrattive attraverso una strategia precisa. La proposta operativa avanzata dalla federazione, riporta l’articolo di Alessandro Antonini, punta innanzitutto sull’introduzione di incentivi economici mirati ed efficaci per chi accetta di coprire le sedi più svantaggiate, affiancati da una netta riduzione della burocrazia impropria e da una maggiore flessibilità organizzativa a favore dei giovani medici.
Il nuovo accordo integrativo regionale
La Fimmg propone inoltre lo sviluppo di modelli strutturati che permettano l’utilizzo negli ambulatori di strumenti di diagnostica di primo livello, una misura che non solo qualificherebbe il lavoro del medico di famiglia, ma contribuirebbe ad abbattere le liste d’attesa e a ridurre gli accessi impropri nei pronto soccorso.
L’obiettivo, in sostanza, è l’attivazione di una programmazione regionale seria e condivisa, individuando nella sottoscrizione del nuovo accordo integrativo regionale (Air) il passaggio politico decisivo per rilanciare l’assistenza primaria. «Il tempo delle analisi è finito: ora è il momento delle scelte», dichiara Cavalletti al quotidiano, invitando le istituzioni a un impegno immediato per costruire un sistema sanitario finalmente adeguato ai tempi.
Batini (AP): «Sanidramma Umbria, ecco i risultati del centrosinistra»
Sul tema è intervenuto duramente anche Claudio Batini, consigliere del Comune di Terni per Alternativa Popolare, che in un post social ha definito la situazione un «sanidramma. «Ai ‘successi’ sbandierati della sinistra umbra – scrive Batini – io preferisco misurare i risultati. Quello di oggi è l’ennesimo schiaffo alla sanità, una semplice e drammatica conseguenza che si somma a tutte le precedenti macerie che hanno lasciato sul territorio». Il consigliere comunale di AP inserisce il «deserto dei medici di famiglia» in un elenco di criticità che, a suo dire, dimostrano «il fallimento della gestione sanitaria di centrosinistra guidata dalla presidente Proietti». Tra i punti sollevati da Batini figurano «i ritardi sull’ospedale di Terni e su quello di Narni-Amelia, il rischio di uno ‘scippo’ dell’autonomia della Usl 2 a favore di Foligno, il blocco del progetto stadio-clinica, l’esplosione delle liste d’attesa e i recenti risvolti giudiziari in appello per l’inchiesta Concorsopoli».






