di Giovanni Cardarello
L’aumento dell’addizionale Irpef regionale, scattato dal 1° gennaio 2026 con l’obiettivo di raccogliere 184 milioni di euro in tre anni, sta già facendo sentire i suoi effetti nelle tasche dei cittadini che vivono in Umbria. Ma, come rivela un’inchiesta de ‘Il Corriere dell’Umbria‘ del 9 febbraio, a firma di Alessandro Antonini, l’impatto non è uguale per tutti. Se la fascia tutelata, infatti, è quella dei redditi fino a 28 mila euro, a beneficiare di una sorta di ‘sconto automatico’ sono, paradossalmente, proprio gli inquilini di palazzo Cesaroni.
Il meccanismo dei rimborsi esentasse
Il nodo della questione risiede nella composizione dello ‘stipendio’ dei consiglieri regionali, che si aggira intorno ai 9.925 euro lordi mensili. Di questa cifra, spiega il quotidiano, «una parte consistente» – siamo nell’ordine di almeno un terzo della cifra totale – «è composta da rimborsi spese per l’esercizio del mandato». Somme che variano da un minimo di 3.325 euro, per i consiglieri che risiedono a Perugia, a un massimo di 4.150 euro per gli eletti chi risiedono oltre 70 chilometri dalla sede dell’assemblea legislativa. La particolarità di questi rimborsi è che sono esentasse e non richiedono rendicontazione. Di conseguenza, su queste cifre l’addizionale Irpef non si applica. Mentre i cittadini pagano l’aumento sull’intero reddito, i consiglieri vedono salvaguardata una fetta importante dei propri compensi.
E il taglio dei costi della politica?
L’aspetto più controverso riguarda proprio l’annunciato ‘fondo taglia tasse’. Nella scorsa primavera i vertici del consiglio regionale umbro, all’atto del varo della manovra con annesso aumento dell’Irpef, avevano fatto intendere che la politica avrebbe fatto la sua parte, riducendo i costi per alimentare un fondo destinato a mitigare la pressione fiscale sui cittadini. Ad oggi, però, di quella riduzione non c’è traccia. Ma non solo. A renderla effettiva sarebbe stata sufficiente una delibera dell’ufficio di presidenza sul taglio dei rimborsi. Ma l’atto che poteva dare un segnale di ‘sacrifici per tutti’ non è mai arrivato. Al contrario, le somme per i rimborsi sono rimaste intatte, configurando quello che l’inchiesta definisce uno «sconto automatico per pochi».
I numeri
Oltre ai rimborsi, l’inchiesta de ‘Il Corriere dell’Umbria‘ accende un faro sulle indennità complessive. Il presidente della giunta e il presidente dell’assemblea legislativa percepiscono un’indennità di carica di 6.500 euro a cui si aggiunge un’indennità di funzione di 1.700 euro, oltre ai già citati 4.150 euro di rimborsi esentasse. Anche i consiglieri semplici non sono da meno: l’indennità base di 6.500 euro viene rimpinguata da rimborsi che partono da 3.325 euro.
Il capitolo vitalizi
Non va meglio sul fronte dei vitalizi (le cosiddette ‘indennità differite’). Nonostante la spending review sbandierata, la spesa complessiva continua a salire a causa dell’adeguamento automatico all’inflazione (Istat) al 100%. Quello che un tempo era chiamato ‘scala mobile’. Mentre altre regioni, come la Toscana nel 2022, hanno approvato norme per ridurre o bloccare temporaneamente la rivalutazione degli assegni degli ex consiglieri, l’Umbria ha lasciato che i costi lievitassero: si prevede una spesa di oltre 4,1 milioni di euro per il 2024, destinata a superare i 4,5 milioni nel 2028.
Un silenzio assordante
Nonostante le rassicurazioni a ‘Il Corriere dell’Umbria‘ della presidente del consiglio regionale dell’Umbria, Sarah Bistocchi, che parla di «volontà di attuare il taglio dei rimborsi», la realtà dei fatti descritta dal quotidiano parla di una riforma ferma al palo. E la politica locale sembra aver trovato il modo per restare, almeno in parte, al riparo dalla tempesta fiscale proprio nel momento in cui alle famiglie umbre viene chiesto un sacrificio in più.






