di Giovanni Cardarello
Il mondo dell’associazionismo e delle tradizioni popolari umbre è in fermento per l’imminente sviluppo degli effetti della riforma fiscale del ‘terzo settore’. Una riforma che risale al 2017. Tra le circa trecento sagre che ogni anno animano i borghi del ‘cuore verde d’Italia’, l’incertezza normativa ha sollevato più di un timore. A gettare acqua sul fuoco, invitando alla prudenza ma respingendo gli allarmismi generalizzati, è l’Unpli, Unione nazionale Pro Loco d’Italia, Umbria.
La soglia degli 85 mila euro
Secondo il presidente regionale Francesco Fiorelli, intervistato da ‘La Nazione Umbria’, l’impatto della riforma sarà circoscritto. «La nuova disciplina – afferma – interesserà soprattutto le realtà con ricavi elevati, sopra gli 85 mila euro». Tradotto in numeri, si parla di una fetta limitata: solo il 20-25% delle manifestazioni umbre supera tale soglia, mentre la stragrande maggioranza rimarrà al di fuori degli effetti più pesanti della stretta fiscale. In Umbria, come accennato, si contano circa 300 eventi tra sagre e feste paesane, e ben il 40% di queste è organizzato direttamente dalle Pro Loco. Per Fiorelli, quindi, la priorità è evitare che la burocrazia soffochi il volontariato.
Il paracadute della tipicità
Un elemento chiave della normativa riguarda la valorizzazione del territorio. Anche in caso di superamento del limite dei ricavi, resterebbe una forma di defiscalizzazione se la sagra promuove prodotti locali, comunali o regionali. Ma il terreno rimane scivoloso. Che cosa si intende esattamente per ‘prodotto tipico’? Si riferisce alla materia prima, alla ricetta tradizionale o al nome del piatto? È una partita delicata che si giocherà sulle interpretazioni e che varierà da zona a zona, richiedendo un’analisi puntuale di ogni singolo evento.
Supporto tecnico e incontri sul territorio
Per non farsi trovare impreparata, l’Unpli Umbria, però, si è mossa d’anticipo. «Abbiamo incaricato due commercialisti per approfondire la normativa e fornire indicazioni chiare alle nostre Pro Loco», annuncia Fiorelli a ‘La Nazione‘. Parallelamente alla consulenza tecnica, è partita una rete capillare di incontri informativi. Dopo le tappe al Trasimeno e a Spoleto, i prossimi appuntamenti sono previsti nel Perugino e nell’area di Assisi. L’obiettivo è traghettare le associazioni attraverso questa fase di transizione senza traumi, proteggendo quella rete di comunità e identità locale che le sagre rappresentano, ben oltre i semplici bilanci economici.
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