‘L’Umbria contro ogni genere di violenza: salute mentale e violenza’. Questo il titolo del corso di formazione in programma lunedì 17 novembre presso la sala Brugnoli di palazzo Cesaroni, a Perugia, organizzato da Umbria in Salute, Centro unico di formazione in sanità e Regione Umbria. Direttori e responsabili scientifici dell’evento sono i dottori Marco Grignani (direttore dipartimento salute mentale Usl Umbria 2) e Augusto Pasini (università Roma 2). Di seguito il programma degli interventi.
«La violenza – spiega il professor Augusto Pasini, docente e già responsabile del dipartimento di salute mentale della Usl Umbria 2 – è causa di crescenti disagi e sofferenze, sia sul piano sociale che individuale, e sono necessarie delle strategie generali per contrastarla ad ogni livello Ogni strategia deve tener conto del fatto che il campo principale che la violenza va a colpire è quello della salute mentale. Negli esseri umani, gli eventi collegati alla violenza producono dei ricordi che costituiscono una memoria stabile di quanto si è vissuto».
«Tali ricordi – prosegue – interferiscono con lo stato emotivo, con il funzionamento cognitivo e con le manifestazioni comportamentali dei soggetti che li hanno subiti o hanno assistito ad eventi riconducibili alla violenza. Sono queste le ragioni che rendono centrali le azioni nel campo della salute mentale, per il contrato ad alle forme che assume la violenza. Sono necessarie: comprensione, prevenzione, valutazione e presa in cura degli conseguenze della violenza sulle persone di tutte le età».

«Ci sono settori specifici in cui si manifesta la violenza – chiarisce Pasini -, intesa come violazione fisica e psicologica dei diritti della persona. Le aree in cui si produce la violenza costituiscono oggetto d’intervento per i servizi sociali, per quelli sanitari e per le associazioni che difendono l’integrità e la dignità degli individui. Ricordiamo alcuni ambiti in cui si può manifestare la violenza: nelle famiglie con i fenomeni di discuria parentale, violenza assistita, maltrattamenti ed abusi; a scuola con i fenomeni di discriminazione e bullismo; in ambito sociale con i fenomeni di discriminazione del diverso, spesso legati a comportamenti violenti. All’interno dell’ambito sociale, specifica rilevanza assumono le difficoltà connesse allo stato dei migranti, soggetti che, nella quasi totalità, sono segnati all’origine da traumi da sradicamento dal contesto di provenienza. In ambito carcerario, poi, abbiamo espressioni di violenza diretta e indiretta, spesso legate alla sofferenza mentale. Infine esiste anche l’ambito delle emergenze ambientali: indietro per frequenza, ma non ultimo per la gravità dei traumi fisici e psichici che può comportare. Parliamo di catastrofi naturali quali i terremoti, le alluvioni i crolli di infrastrutture ed edifici».
«Pur limitandoci alla semplice e riduttiva schematizzazione proposta – osserva il professor Augusto Pasini – appare subito evidente come le azioni contro le forme di violenza coinvolgano più ambiti istituzionali: scuola, magistratura, amministrazione penitenziaria, assistenza sociale e welfare, sanità e politica. Ci sono intere aree collegate agli atti di violenza che stanno attualmente mettendo a dura prova i servizi sociali territoriali e quelli sanitari. Il riferimento è alle crescenti segnalazioni e richieste da parte dei tribunali per le valutazioni dei genitori e dei minori, collegate a maltrattamenti, abusi e violenza assistita. Otre che dalle richieste di valutazione, i servizi socio-sanitari sono messi a dura prova dalle esigenze di presa in cura delle persone vittime di violenza per le quali, talvolta, può essere necessaria l’accoglienza in strutture protette».
«Le richieste rivolte ai servizi socio-sanitari – prosegue – pongono in risalto il bisogno di avere operatori sociali e sanitari in numero e con formazione adeguati per affrontare le sfide quotidiane della psicotraumatologia dovuta alla violenza. Oltre a quanto già accennato, è doveroso citare a necessità dii una programmazione di tutte le azioni condotte nel campo della prevenzione delle forme di violenza; l’urgenza di avere la disponibilità di strutture adatte ad accogliere in residenzialità protetta alcuni soggetti vittime di violenza. È ormai indispensabile costruire una rete di collegamenti efficienti tra tutti gli attori che, nell’ambito pubblico e in quelli dell’associazionismo e del terzo settore, operano contro ogni forma di violenza».







