Giovanni Cardarello
Non chiamatelo ‘ampliamento’, a palazzo Donini la parola d’ordine è una e una sola: riperimetrare. Il tema, come spiega ‘Il Messaggero Umbria‘, è quello della Zes, acronimo di Zona economica speciale, lo strumento che garantisce semplificazioni burocratiche a tutta l’Umbria, ma che, sul fronte delle agevolazioni fiscali spacca in due la regione. Ad oggi, infatti, il credito d’imposta per gli investimenti produttivi spetta solo a 37 comuni su 92. Troppo pochi, secondo la nuova amministrazione regionale, che ha deciso di forzare la mano con l’Europa.
La geografia degli aiuti: un’Umbria a macchia di leopardo
L’attuale mappatura, infatti, non è altro che l’eredità di una scelta compiuta nel 2021, basata sui rigidi parametri europei delle cosiddette ‘aree 107.3c’. Il risultato è una regione Umbria divisa a metà, dove il colore rosso delle agevolazioni segue percorsi non sempre omogenei. Se risaliamo la mappa da nord, troviamo inclusi i centri dell’Alto Tevere come Città di Castello e Umbertide, insieme al polo di Gubbio e alla fascia appenninica di Gualdo Tadino e Fossato di Vico. Scendendo verso il cuore della regione, il beneficio si estende a Bastia Umbra e Bettona, per poi coprire quasi integralmente lo Spoletino e la Valnerina (da Norcia a Cascia, fino ai piccoli borghi di Poggiodomo e Vallo di Nera). Anche la Valle Umbra ne esce ben rappresentata, con Foligno, Trevi e Montefalco all’interno del perimetro, così come alcuni spicchi del Trasimeno e della Media Valle del Tevere, tra Marsciano e Deruta. La situazione si fa però più complessa in provincia di Terni. Se Narni e San Gemini sono pienamente inserite, la città capoluogo vive un paradosso, con il territorio comunale spezzato a metà. Solo alcune aree di Terni possono infatti accedere ai benefici, lasciando il resto del tessuto produttivo cittadino fuori dai giochi. È proprio questo puzzle di inclusioni ed esclusioni che la nuova giunta punta ora a ricomporre.
L’asse con le Marche e il viaggio a Bruxelles
Per scardinare i vincoli di Bruxelles, l’Umbria non si muove da sola. La presidente Stefania Proietti ha stretto un asse con il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli. I due hanno inviato una lettera congiunta alla commissaria alla concorrenza Teresa Ribera per chiedere di rivedere i criteri e ‘riattualizzare’ un perimetro che appare ormai datato. Proprio in questi giorni la governatrice è volata a Bruxelles, dove ha incontrato la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tüttő. «Lavoreremo per rafforzare il ruolo dell’Umbria in Europa – ha spiegato a ‘Il Messaggero‘ Proietti –. L’idea non è colorare di rosso tutti i 92 comuni (operazione impossibile per i vincoli di popolazione fissati dall’Ue), ma individuare spazi precisi vocati all’industria ovunque nella regione, da nord a sud, per non creare svantaggi competitivi tra aree vicine».
Lo studio di Sviluppumbria e l’intesa in consiglio
A supporto della tesi della Regione c’è un dossier tecnico di Sviluppumbria. Lo studio dimostra come il territorio regionale sia sostanzialmente uniforme nelle sue criticità e potenzialità. Non avrebbe senso, dunque, come spiega ‘Il Messaggero‘, mantenere zone di ‘serie A’ e ‘serie B’ all’interno della stessa Umbria. La battaglia, d’altronde, gode di un raro consenso trasversale. Nell’ultima seduta dell’assemblea legislativa, maggioranza e opposizione hanno trovato l’intesa su una mozione condivisa. Il documento impegna la giunta a ridisegnare i confini della Zes coinvolgendo comuni, associazioni di categoria e consorzi. L’obiettivo è presentare una proposta che includa i comuni oggi esclusi ma che presentano requisiti coerenti con i parametri europei. Il viaggio a Bruxelles della Proietti è solo il primo passo di una trattativa che si annuncia complessa, ma fondamentale per il futuro delle imprese umbre






