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UmbriaON

Home » «Ad emergenza finita non dimenticateci»

«Ad emergenza finita non dimenticateci»

di Fabio Toni
24 Marzo 2020
in Attualità, Coronavirus, In evidenza, Lavoro, Opinioni
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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di Emanuela Ruffinelli
Presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Terni

Emanuela Ruffinelli

Terni, oggi una città semivuota, ha assunto un aspetto quasi spettrale. Pochissime persone in giro, insolitamente silenziose, ognuna assorta nei propri pensieri e con la mascherina che copre parte del volto, quasi come fantasmi. Per contro i reparti ospedalieri sono affollati di pazienti e di personale sanitario: infermieri, medici, operatori sociosanitari e altre figure professionali. Tutti stanchi per le troppe ore di lavoro, con i solchi lasciati dall’elastico della mascherina, impauriti per il rischio di portare il virus a casa contagiando i propri cari.

EMERGENZA CORONAVIRUS – UMBRIAON

Fuori dagli ospedali, altri colleghi, che si occupano di assistenza domiciliare o che operano in strutture residenziali: infermieri che entrano nelle case delle persone prese in carico affette da gravi patologie, infermieri che lavorano nelle case di riposo, a stretto contatto con le persone della terza età, l’utenza più fragile, quella più frequentemente colpita dall’infezione, anche in termini di letalità. Sono gli anziani, infatti, l’anello debole, i soggetti che, per un motivo o per l’altro, diventano più esposti non solo al coronavirus, ma a qualsiasi altro tipo di virus e batterio.

Quegli anziani che, in realtà, rappresentano oggi la forza di tutte le famiglie: nonni premurosi che accudiscono i nipoti, mentre i genitori sono al lavoro, anziani custodi di tutti gli affetti domestici che la fretta dei giorni che viviamo rischia di relegare nella dimensione della dimenticanza. Anziani che, con la povertà delle loro misere pensioni, diventano spesso un puntello economico alla fragilità della famiglia.

Anziani che un virus assassino costringe oggi ad una morte solitaria: si è persa infatti l’occasione preziosissima, unica, di salutare per sempre chi si ama. Oggi, il pericolo del contagio impone la tristezza desolante di addii solitari: le ultime volontà e gli ultimi pensieri, consegnati all’orecchio amorevole dell’infermiere che è lì ad assistere e prendersi cura. Gli anziani, il nostro punto di riferimento, un universo di esperienza, di amore, di sensibilità disposta al sacrificio. Questo profumo di passato che dà un senso al nostro presente, rischia di svanire per sempre, oltre una cortina di tempo che solo alla memoria è concesso di varcare.

Il coronavirus si è abbattuto come uno tsunami sulle nostre vite, improvviso e inatteso travolgendo tutti noi, gettandoci nella disperazione, obbligandoci a vedere le cose con occhi differenti. Ma il mondo non è cambiato, semplicemente prima lo vedevamo in modo differente.

Grazie a tutti i colleghi che in un momento complesso e drammatico come quello che stiamo vivendo, riescono a garantire oltre la grande professionalità, anche solidarietà, empatia, vicinanza concreta alle persone in cura, rischiando salute e vita, per garantire un domani ai propri pazienti, ed è come se d’un tratto la medicina ci apparisse per quello che realmente è, ovvero una delle missioni più ardite dell’essere umano, determinato a non rassegnarsi.

In questi momenti così particolari vorrei abbracciare tutti i colleghi: uniti saremo veramente forti e ne usciremo vincitori anche questa volta. Noi infermieri ci siamo sempre e vorremmo tanto che in futuro, ad emergenza finita, si riprogettasse il nostro sistema sanitario tenendo maggiormente conto delle risorse umane e della figura infermieristica, dei rischi che corre, nonostante la scarsa considerazione economica in cui lo Stato lo tiene.

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