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Home » Terni, meno paura della ‘puntura’ con Nao

Terni, meno paura della ‘puntura’ con Nao

di Simone Francioli
10 Aprile 2019
in Altre notizie, Ambiente e salute
Tempo di lettura: 2 minuti di lettura
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Un’innovativa ricerca sviluppata in collaborazione con gli operatori sanitari del distretto ternano della Usl Umbria2, incentrata sui sentimenti del bambino durante l’iniezione per la vaccinazione pediatrica. A realizzarla la dottoressa Marwa Larafa, neo laureata del corso di laurea in infermieristica dell’università degli studi di Perugia (sede di Terni): un modo per evitare che i piccoli vivano l’esperienza in maniera negativa e traumatizzante, creandogli timori degli ambienti sanitari e dei presidi annessi. Il tutto grazie ad un robot umanoide, Nao.

Di cosa si tratta: il robot

Il progetto, sviluppato dal prestigioso Laboratorio Prisca, Projects of Intelligent Robotics and Advanced Cognitive Systems, dell’Università degli studi di Napoli Federico II ha previsto l’utilizzo, nelle attività ambulatoriali del centro salute ‘Tacito’ dell’azienda Usl Umbria 2, di un robot umanoide, dotato di intelligenza artificiale, per ridurre l’ansia e la paura provate dal bambino durante la seduta vaccinale. I piccoli protagonisti della ricerca sono stati 136, tra i 3 ed i 12 anni: la metà ha preso parte al gruppo sperimentale interagendo con il robot, l’altra non ha ricevuto alcun tipo di distrazione se non il conforto verbale del genitore.

Nao e la procedura

Il software utilizzato per la programmazione di Nao è basato sulla terapia cognitivo-comportamentale, con diverse tipologie di distrazione per coinvolgere il bambino in modo multisensoriale: una volta entrato all’interno della stanza, si invitava il bambino a sedersi di fronte al robot umanoide e successivamente, in base all’età del bambino partivano i blocchi comportamentali differenti del robot. «Con un’età inferiore – spiega la Usl – ai 7 anni il robot chiedeva al bambino di parlare dei suoi amici e dei suoi cartoni animati preferiti ed infine cantava canzoni dello Zecchino d’Oro mentre, con un’età superiore ai 7 anni, le domande vertevano sia sulla scuola, sia sulla materia scolastica e sui cartoni/film preferiti con ascolto di canzoni pop-italiane famose, molto conosciute tra i bambini di quella fascia di età. La procedura si concludeva con un esercizio di respirazione, con il robot che invitata i bambini a soffiare su una girandola, per allentare la tensione post-vaccinazione. Dall’analisi dei dati raccolti si è evidenziato come l’utilizzo del robot-umanoide abbia avuto un efficace potere antalgico-ansiolitico, che ha permesso ai bambini di non concentrarsi sull’iniezione. Il gruppo sperimentale ha percepito meno dolore e angoscia rispetto ai bambini dell’altro gruppo».

Il riscontro

Il risultato? Dividendo i bambini in due gruppi in base all’età (3/7 e 8/12 anni) «si sono evidenziati dei differenti livelli di paura e apprezzamento di Nao. Maggiore è l’età del bambino, minore è l’efficacia comunicativa del robot impiegato nella sperimentazione». Il personale medico ed infermieristico del centro salute ha accolto positivamente l’esperienza, considerandolo un valido strumento di supporto nel lavoro quotidiano. «In particolar modo, hanno evidenziato come tale dispositivo abbia agevolato l’attività ambulatoriale, rendendo la seduta vaccinale serena e non traumatica». La tesi di laurea della Larafa ha ottenuto 110/110 con lode – lo studio è al suo interno – e, conclude la Usl, permette di «considerare l’assistenza robotica come valida terapia non farmacologica per il bambino sottoposto alle procedure sanitarie» L’abstract dell’innovativa ricerca è stato pubblicato nel giornale scientifico International Journal of Social Robotics ed ha suscitato l’interesse del ministero della Salute.

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